Claudio Baglioni

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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mar 01 Dic 2015, 21:30

Da FB

Il treno correva a 300 chilometri l'ora.
Il cavo teso su in alto ondulava
da destra a sinistra
come la corda quando si gioca a saltare.
Un interminabile filo che teneva in equilibrio
un'equipe di pensieri funamboli.
Qualcuno meno abile a proseguire
cadeva sulla rete di sicurezza
e scivolava confondendosi sotto
nel grigio brumoso di un lungo crepuscolo.
Nessuno di loro cadendo si faceva del male.
Mano mano sparivano tutti
senza alcuna importanza o rilievo
così come eran venuti
lasciati indietro come qualcosa
che fugge in senso contrario.
Quasi niente resiste sulla via della velocità.
E la frenesia è un vento che fa poche fermate.
Non come un vecchissimo treno
che chiamavano già "accelerato"
ma che era molto più lento di un rapido
di un diretto o di un direttissimo.
Lui sbuffante e paziente portava con sé
le persone e le cronache loro
e le scaricava un po' ovunque.
Ma non aveva l'impegno di esser veloce.
Di metterci il meno possibile.
Di arrivare ancor prima di prima.
Di bruciare distanze e secondi
come un centometrista ossessivo.
Così come un cuore strippato
anche la testa deve allenarsi
per correre al massimo dell'andatura.
La mente è il posto più grande che si conosca.
E ieri volavo a 300 chilometri all'ora
per fare più cose senza saper cosa fare.
Qualcuno si muove già ora più svelto del suono
e in futuro magari più della luce
e persino del tempo.
Quel tempo che iersera è mancato
per dirti Stai bene Notte bella Sogni d'oro.
In questo mondo che viene e che va
e che batte su un riff sincopato e impazzito
non esiste una posta più celere
che dirtelo piano all'orecchio.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da M&M il Lun 07 Dic 2015, 21:04

Claudio Baglioni
24 min · 

Ho una strana abitudine.
Se devo prepararmi per un concerto
nuovo nuovo di pacca e ancora mai fatto
e imparare a memoria le esecuzioni
mi metto a suonare e cantare
con una tv accesa e parlante
in sottofondo continuo.
Mi sono convinto nel tempo
che avere un disturbo costante
mi costringa ad essere più concentrato
e mi porti a tenere a mente assai meglio
i passaggi, gli snodi, gli sviluppi, le frasi.
È un'astrusa teoria e d'altronde si sa
che vale come valgono tutte
quando fai affermazioni su un piano teorico.
E mentre ero chinato su un piano pratico
e fisico come quello del mio pianoforte
un tg annunciava la Prima alla Scala.
Sant'Ambrogio, 7 dicembre
e puntualmente si apre la stagione lirica.
Ci son stato due volte a distanza di anni.
Con Paola per un'Aida diretta da Maazel
e Pavarotti che alla festa mi dice
"Lei ha una bella moglie e io una bella voce"
poi si scusa "non ti avevo riconosciuto!"
Con Rossella a un Macbeth di Muti
e all'entrata telecamere, luci e microfoni
che si girano verso di lei e io che proseguo
nel disinteresse più generale
verso il mio posto.
La vita è fatta a scale e io con la Scala
sono ancora un po' indietro nella scalata.
È l'unico grande teatro di tradizione
in cui fino ad oggi non ho avuto occasione
di potermi esibire.
Nella più parte degli altri però
ho fatto un'esperienza lunga e magnifica.
Un giro di concerti solistici che si chiamò
InCanto tra pianoforte e voce.
Non c'era nient'altro che uno strumento
ben accordato e un uomo che con lui
si accordava suonando e cantando.
Corde d'acciaio e corde vocali
e un accordo, un patto, un legame
stretto annodato con tante persone
nei palchi e in platea.
Con le corde dei sentimenti d'ognuno.
Sul palco cinque luci scultura di Catellani.
Il sole, la luna, la terra e le stelle.
E una piccola lampada in un palmo di mano.
Una sfera pulsante di buona energia
e di buona fortuna.
Era ogni volta tentare di accendere
un esile umile lume d'incanto.
Provare a sentirsi in perfetta armonia
con l'universo riunito.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mar 08 Dic 2015, 18:08

Recupero un po' dei post che Claudio ha scritto su FB in questi giorni e che precedono quello postato ieri da M&M bacio . Li metto in spoiler con le date, così occupo meno spazio. sereno

3 dicembre:
Quattro mandarini sbucciati e succhiati
con le mani e la bocca di sessanta anni fa
con la stessa infantile felicità
e la medesima asprigna ghiottoneria.
Bastano appena quattro pallette arancioni
con un verde ciuffetto sul capo
a far lieto un istante di vita.
Aprirle ogni volta è com'era una volta
perché è far la scoperta di un mondo.
Benedetta irrinunciabile ingenua curiosità.
C'è un mistero trascendentale
in ogni involucro ignoto e completo
e si disvela col respiro sospeso in apnea.
Quanto c'è da conoscere in un microcosmo.
Mi guardo attorno e ispeziono le cose.
Su qualsiasi oggetto mi fissi, capisco
che non so fare niente di quello che vedo
e ignoro pure che meccanismo c'è dentro
e quale processo c'è dietro.
Diceva un mio amico assai pratico:
di qualsiasi aggeggio è importante
soltanto sapere l'on - off.
Ho ncominciato - ho ffinito.
È tutto quello che serve.
Un interruttore. Un comando.
Poveri noi esseri umani
che ci sentiamo così onnipotenti
ma nessuno al tempo di oggi
potrebbe bastare a se stesso.
Senza molti dei conseguimenti raggiunti
saremmo spacciati.
Alla ricerca di un finto naufragio
lontano dal mondo civile
nel quale mi trovo un po' come tutti,
ho spento la luce e il televisore.
Ho preso la prima chitarra che avevo
a portata di mano
e con la mano sinistra l'ho portata da me
e con la destra l'ho stretta su me
soli soletti sdraiati sull'isola che non c'è
ma che prima, per un attimo, mi è parso
e poi avrei giurato, per un secolo e oltre,
che c'era.
Per un attimo o un secolo, indipendente.
Autonomo e sufficiente.
Me la canto e me la suono. Da me.
Così c'è bisogno di sentirsi ogni tanto.
O illudersi di essere tale.
Lontano lontano lontano
il più lontano possibile
per lanciare un segnale d'aiuto o un mayday.
Ma non c'è pericolo alcuno.
Neanche un rischio collaterale.
Tra due luoghi c'è un pezzo di strada da fare.
In mezzo a due giorni c'è sempre una notte.
E in questa notte ti penso.
Anzi più canto e più suono
e più ho il senso di te.

Sulla sua miopia  sereno :
4 dicembre:
Volevo essere un grande mago.
Ma mi sarebbe piaciuto anche e forse di più
diventare un geniale inventore.
Uno di quelli che aiuta la gente
a vivere meglio, a scansare gli ostacoli
e ad avere un più facile modo
per sbrigare le pratiche dell'esistenza.
Diciassette anni fa
ho ipotizzato un bel parabrezza graduato
per i miopi e i mezzocecati
che avessero voglia o necessità
di guidare veicoli in movimento
- automobili van autocarri autotreni -
senza dover indossare né occhiali
né lenti a contatto.
Un vetro studiato sulla capacità visuale
del conducente previsto o preposto.
Che poi sarebbe anche stato magari
un perfetto antifurto.
Un estraneo o un ladro con un tipo di vista
diversa da quella appositamente corretta
non avrebbe potuto guidare, portar via
e rubare quell'automezzo speciale.
Capito che follia di brevetto?!?
Perché gli occhi son stati da sempre
uno dei miei seri problemi.
Tanto che due non bastarono
e già da bambino intorno ai sei anni
diventarono quattro
per via degli occhiali.
Quattrocchi e mezzonaso.
Che infamia.
Che diminuzione.
Inversamente il mio naso diviso a metà
siccome era proprio abbondante
ci guadagnò.
Ma per il resto è stato un grande disagio
e un insulto protratto per essere guercio
pseudoorbo becalino e perciò menomato.
Con la sventura di vederci un po' poco
ci ho almeno, fortuna, saltato la naia.
Dopo la chiamata alla leva e alle armi
disperazione, sconforto, disfatta
poi i tre giorni di ferma
e di visite all'ospedale del Celio
e l'esame oculistico giusto alla fine
- quando tutto era perso oramai -.
Invece, altolà, niente servizio militare:
riformato per insufficienza di vista.
Quella volta capii quanto pure un difetto
possa un dì divenire un fatto a favore.
Dopo anni di palpiti e di palpebre strette,
di sale gelate d'attesa nei centri oftalmici,
di letture di schermi con lettere e segni
a decrescere e cercare di indovinare
la linea più piccola sotto
per sembrare e sembrarsi
appena meno ammorbato
mentre l'optometrista trafficava cambiando
le lenti e le curvature su un coso
da apprendista stregone
e chiedeva "è meglio così o così?"
e poi segnava le diottrie su un diagramma.
E quindi altre macchine strane
con luci, fanali, impulsi, segnali
a investigare lo stato del fondo
e la pressione oculare.
Poi nel negozio dell'ottico a fianco
e davanti allo specchio girato alla luce
la scelta studiata di una montatura carina
e dopo nell'era delle lenti a contatto
il periodo rigido
quello semirigido
il permeabile
il morbido
il giornaliero
il settimanale
il mensile
e poi e poi e poi
finalmente un riscatto e un passaggio epocale.
Trasformarsi con il magico lampo di un laser
in un normovedente.
Solo che nel contempo io diventavo presbite
perché nel frattempo il tempo tiranno
che comanda su tutto e su tutti
non mi faceva più leggere al meglio.
Lo specialista mi disse testuale:
"Se si reca in montagna
ora può scorgere perfino una capra
(sì, proprio una capra)
anche a quattro chilometri!
Contento?"
E io che brancolavo nel fuorifuoco totale
dei primi cinquanta centimetri della visione,
mi consolavo pensando:
ci rapportiamo sempre più spesso
alle cose lontane
e facciamo un po' più di fatica
a distinguere quelle vicine.
La filosofia specie se spicciola
è di valido aiuto.
C'è una gran nebbia che gravita fuori.
Un enigma fantasmico di umidi fluidi freddi.
Cerimonia di fate con abiti e veli di sposa
vaporosi e volanti
che solcano e postano sulle navate e gli altari
che il tempo dell'anno e quello che fa
insieme van celebrando
in questi giorni d'inizio dicembre.
Chissà perché una scena siffatta
sia in grado di dare emozioni e brividi intensi
in ogni quadrante della storia dell'uomo.
Non aver la possibilità di vedere perbene
affascina quasi come prevedere il futuro.
E adesso a pensarci
esser miope aveva un altro vantaggio.
Se non volevi guardare l'intorno
con troppa nettezza e definizione
bastava non inforcare gli occhiali
e restare così un po' incantati
in una stupenda nebulosa vaghezza.

Chiedo umilmente perdono
per essermi dilungato così.
Ma nella trama dell'esistenza
l'occhio vuole la sua parte.
Un miope resta miope per tutta la vita.
Lo puoi capire da come osserva la realtà.
La vede sempre un po' a modo suo.

5 dicembre:
Certe mattine hanno una luce
tanto fredda e spietata
che pare un'accusa
e alcune notti c'è un buio paziente
aperto e rassicurante
che sembra un'assoluzione.
Ci sono albe affrescate
così solenni e maestose
che incutono soggezione e rispetto
e languidi vasti tramonti
che ci bagnano il petto e le costole
di tenerezza e conforto.
Ma è la sera che il tempo si placa
o almeno sembra avanzare
con passo più lento.
È il momento per mettere a posto
qualche cosa del nostro rifugio.
Di poter dare ordine e cura
al giardino della propria coscienza.
Di riuscire a trovare pensieri e parole
come legna per i prossimi freddi.
Ci vorrebbe una frase ad effetto
per dirti quanto sempre di più
provo gioia e piacere
nel legger qui sotto di seguito
le attenzioni, gli umori, i respiri
di un bel gruppo di anime belle
di soffi di un vento che unisce.
Anima, soffio, vento e respiro
provengono dalla stessa radice
e hanno rami che reggono il cielo.
Credo che con queste frasi che riporto si rivolga ai fan:

Ci vorrebbe una frase ad effetto
per dirti quanto sempre di più
provo gioia e piacere
nel legger qui sotto di seguito
le attenzioni, gli umori, i respiri
di un bel gruppo di anime belle
di soffi di un vento che unisce.
Anima, soffio, vento e respiro
provengono dalla stessa radice
e hanno rami che reggono il cielo.


6 dicembre:
Mi son fatto due pere.
Nessun doppiosenso.
Le ho scelte tra quelle più toste.
Nessun retroscena scottante.
Ci ho messo vicino un bel tocco
di provolone piccante.
Nessuno scandalo da spifferare.
Poiché discendo da contadini
sarebbe meglio non farmi sapere
quanto è gustoso l'accoppiamento.
Nessun riferimento reale.
L'appetito però è proprio vero
e non è per la fame.
In un pomeriggio così
potrei stare per ore a cibarmi
masticare scartare tagliare scaldare
assaggiare grattare succhiare
mischiare mordicchiare manducare.
Insomma mangiare tutto quello che c'è
dentro il perimetro salvo di casa.
Ozio sfrenato e languore perenne.
La domenica sera d'inverno
è come tirare una riga
(in senso geometrico!)
alla fine di un foglio.
Come staccare via insieme
da un calendario a quadrotto
un blocchetto di carte
e di giorni che sono passati.
Ci si lecca l'indice destro
e si volta curiosi la pagina.
Domani si inizia con un altro capitolo
e già tutto questo è avvincente.
Scegli un nuovo sorriso
e una camicia pulita sul letto.
All'incontro con il futuro
bisogna andarci il meglio possibile.

Domani si inizia con un altro capitolo
e già tutto questo è avvincente.
Scegli un nuovo sorriso
e una camicia pulita sul letto.
All'incontro con il futuro
bisogna andarci il meglio possibile.

cuor
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mar 15 Dic 2015, 13:51

Domenica scorsa, il 13 dicembre, sono stata a Roma per l'annuale raduno dell'Associazione  culturale CLAB, creata da Claudio, per riunire i suoi fan.

Questi incontri sono delle bellissime occasioni per poter avere dei momenti un po' diversi rispetto ai comuni live.
Sono le occasioni in cui Claudio, senza grosse formalità, senza troppe prove, senza nessuna ansia da prestazione, rispolvera i pezzi che sono i "nostri" pezzi  cuor  , quelli che il grande pubblico conosce poco, ma che i veri fan amano immensamente (e pure lui).
Di solito poi i pezzi sono intervallati da racconti, aneddoti, interazione con il pubblico. Inoltre ogni tanto ci sono anche ospiti, amici di Claudio.
Questi raduni (ormai sono al diciottesimo) hanno anche belle durate che vanno dalle 4 alle 6 ore.

Stavolta il luogo è stato il teatro Tendastrisce di Roma, il che mi ha dato pure l'occasione per incontrare per qualche ora un'amica mangonauta (M&M...grazie per la compagnia durante l'attesa all'ingresso! bacio )

Il raduno/concerto era impostato in modalità acustica....chitarra e voce, o piano e voce, tranne quando, verso la fine si è unito alla festa Gianni Morandi e allora sono arrivati alcuni coristi e qualche strumento in più.
Ammetto che i Capitani Coraggiosi, visti live, sono davvero trascinanti. Hanno un'energia e una complicità che si percepisce e soprattutto si vede che si divertono tantissimo! sorriso

Insomma...è stato davvero un piacevolissimo spettacolo e il mio Claudio non si è smentito amò

In tutto sono stati eseguiti 41 pezzi. Riporto in spoiler l'elenco:

Spoiler:
Tutti qui
Titoli di coda
Doremifasol
Fotografie
Mai più come te
Gli anni della gioventù
Opere e omissioni
Un po' di più
Tamburi lontani
Dieci dita
Io dal mare
Lampada Osram
Giorni di neve
Ora che ho te
Un mondo a forma di te
Naso di falco
La piana dei cavalli bradi
In un'altra vita
Notte di note, note di notte
Il sole e la luna
Una storia vera
Male di me
Uomini persi
Tutto in un abbraccio
Stai su
Acqua dalla luna
Domani mai
Niente più
Chissà se mi pensi (con Morandi, perché era un pezzo scritto inizialmente per lui)
Amori in corso

Con Gianni ha cantato:

E tu come stai?
Scende la pioggia
Grazie perché
Se perdo anche te
Un mondo d'amore
Strada facendo
C'era un ragazzo

Di nuovo da solo:

Un piccolo Natale in più
Il sogno è sempre
Capitani Coraggiosi (con Gianni)
Buona fortuna
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mar 15 Dic 2015, 17:23

Recupero qui un po' degli ultimi post della pagina FB

Sulla misericordia:
8 dicembre 2015:
Misericordia è una grande parola.
Dare il cuore ai miseri, ai fragili, ai tristi.
Avere a cuore i poveri e gli sventurati.
Portare nel cuore e nel viaggio
gli afflitti e gli abbandonati.
È più di pietà, compassione, perdono.
Fare posto nello spazio di sé
alla vita di un altro.
Ma non di uno ricco, potente, affermato.
Bensì il difficile scomodo ingombro
di qualcuno degli ultimi.
In un mondo confuso e complesso
si fa molta fatica a pensare ai più semplici.
Perché ognuno già pensa
di aver tanto da fare
con il suo inesorabile sforzo di vivere.
E forse è pure così.
Si dice che ognuno ha una croce
anche se il peso non è uguale per tutti.
Oggi si è aperta una porta simbolica
per un anno santo e speciale.
Un varco di nuova anelata giustizia.
Domani magari proviamo
ad aprire una porta anche noi
e lasciamo che passi per primo
qualcuno che era rimasto un po' indietro.
Tanto facciamo la stessa strada.

"Quando uno sguardo è più di un abbraccio"
9 dicembre 2015:
Le cose che premono il petto
che tremano il mento
che buttano giù nella gola
un turbine di commozione
non hanno una fabbrica.
Non puoi mettere su
un ciclo di produzione
una catena di montaggio
una linea di costruzione.
Nascono e volano via
senza creatore
senza padre né artefice
senza progetto e senza teoria.
Sono tizzoni che incendiano
per gli istanti a venire
reminiscenze che segnano tutta una vita.
Sono le pietre filosofali
di un artista che cerca tra i suoi
i prossimi sogni per chi avrà di fronte.
È perciò che va a caccia di prima mattina
o veglia un'intera nottata
per catturare emozioni e faville
che possano un giorno
dipingere gli occhi di grazia e stupore.
Quando uno sguardo è più di un abbraccio.

"Perché siamo attratti dal cielo dal vento dal tempo?"
10 dicembre 2015:
Perché siamo attratti dal cielo
dal vento
dal tempo?
Nessuno di questi si pone confini.
Sarebbe inebriante esser come son loro.
Non dover tener conto dei limiti.
Delle barriere e degli argini.
Delle chiusure e dei margini.
Forse è questo che a volte
ci rende caparbi e ambiziosi
e ci porta a voler superare gli ostacoli
anche i più insormontabili e ardui.
Ma noi siamo di terra e di acqua
e col cielo, col vento e col tempo
possiamo solo convivere
e tentare di corrergli accanto
per sentirci leggeri e sbrigliati.
Solo il pensiero probabilmente
è altrettanto infinito
e può andare dovunque
- se ne siamo capaci -
senza vincoli e demarcazioni.
E allora ti mando un pensiero
piccolo, vivo e di poche parole.
Quasi un rapido cenno delle due dita
l'indice e il medio affiancati
che volano dalla mia tempia
verso dove sei tu.
Un saluto tra gente che un po' si conosce
perché ogni tanto e da tanto
si scrive e si legge
e si ingaggia a cercare e spartire
qualcosa di bello e di proprio
che non sia troppo ordinario.
Magari si può o si potrebbe fare di più
o fare anche altro
(e un giorno - si spera - ci sarà pure modo)
però perlomeno è sincero.
È la mia dose di cielo, di vento e di tempo
che avevo tenuto per questa serata.
Non credo che basti ma è quella che ho
e te la do con il cuore.

Per il compleanno di Gianni Morandi:
11 dicembre 2015:
Oggi lì (e qui),11 dicembre di venerdì
è la festa di un Capitano.
E quando càpitano cose così
mica puoi non avere capito.
A scapito di fraintendimenti
prima di capitolare in un capitombolo
è di capitale importanza
aprire un capitolo a parte
quindi capitalizzare il momento
e fargli arrivare gli auguri più tanti
da una Capitale a un Capoluogo.
Buon Compleanno, amico mio.
Io "capitano" te lo dicevo già prima
e quando poi si pensò di partire
per un'impresa comune
(poiché - anche a me - mi dicono "capo")
lo suggerii come titolo.
Capitani Coraggiosi, ti va?
Un'idea, un concetto, un'aspirazione.
La parola capitano da capo, cioè testa.
Col tempo ci abituammo a considerarla
solo come un sinonimo di comandante
dimenticando il suo senso d'origine.
Capitano è chi usa la testa
chi, cioè, non si ferma sulla vetrina
sul primo strato di superficie
ma ragiona in profondità sulle cose.
E mostra anche un po' di tenacia
testardo e a volte persino testone.
Per alcuni degli altri è una guida
un punto preciso di riferimento
responsabile pure dei gesti non suoi.
Il primo a gettarsi all'attacco.
L'ultimo che cerca salvezza.
La seconda parola è coraggio
e coraggio è aver cuore
e avere coraggio non è non provare paura.
È piuttosto non avere paura di avere paura.
È imparare a saperla affrontare.
Spaventarla con la nostra presenza.
Metterla in fuga con un nostro sorriso.
È la paura che ci fa coraggiosi.
Sia seri sia ironici.
Sia saggi sia folli.
Sia attenti sia spericolati.
Così, egregio collega e compagno d'azione
ci siamo buttati nel vuoto del limite ignoto
da equilibristi un po' squilibrati
sul trapezio volante che ondeggia
tra l'arte e la vita
e nel mezzo giravolte di musica e voce.
Giocare a Capitani Coraggiosi
con te e con moltissimi altri
ragazzi e ragazze di tutte le età
è stata una bella storia
e ancora più bella è la storia per cui
l'avventura continua.

Gli amichetti pelosi:
12 dicembre 2015:
miei cinque amichetti pelosi
si spalmano quatti
abbandonati a se stessi e al tepore
sul pavimento invecchiato di pietra
appassito dai raggi del sole
e sembrano ancora più bianchi
e arruffati di quello che sono.
Quel disco dorato stampato nel cielo
può fare regali e miracoli
in un pomeriggio d'inverno.
Se non fosse
per un lieve respiro di pancia
parrebbero esanimi o finti.
Ci sono momenti nei quali
anche solo l'idea della vita
basta quella a commuoverti

Su suo padre e sul raduno di domenica con noi fan:
14 dicembre 2015:
Ero così piccolo che ricordo soltanto mio padre
- giovane uomo, quasi un ragazzo -
(per quanto un papà per un figlio
non risulti davvero mai giovane)
in camicia a maniche corte e brachette
ambedue grigioverdi con dei bei tasconi sui lati
e una specie d'accampamento di tende marroni
brulicante di mezzi e soldati
nei pressi di un piano boscoso
e un fiume che serpeggiava vicino.
Qualcuno ci aveva condotto
- io attaccato per mano a mia madre -
a trovarlo durante il suo campo da militare.
E mentre si intratteneva con noi
vedevo che altri passando lo salutavano
con il tipico taglio di mano alla fronte
e lui rispondeva con l'identico gesto
solo un po' meno vistoso
portato più lento e studiato
come a dire "Ho capito. Siamo intesi. Vai pure".
E io da disotto assistevo alla scena
orgoglioso di essere il pargolo
di colui che tutti omaggiavano
e a cui davano un segno di pronti al comando.
Quando la visita breve finiva
e il broncio di bocca iniziava
e talvolta si rompeva in un piantarello lagnoso
e dopo le solite raccomandazioni del caso
"Adesso sei tu l'ometto di casa"
e il solenne incarico dato all'orecchio
"Pensa a tua madre. Stai attento a lei"
sapevo che per un poco di tempo
non l'avrei più rivisto
e nei giorni che stavano in mezzo
fino a che non fosse tornato
lo immaginavo alla testa di un gruppo di arditi
in imprese rischiose e mirabolanti
azioni lampo e incursioni
blitz raid scorrerie di ogni tipo.
E i suoi che lo seguivano come un sol uomo
riconoscendogli il ruolo di capo e di comandante.
Ieri mi sono accampato in una tendateatro
con un gruppo nutrito di ardimentosi.
Io ero l'addetto alla musica e alle parole
e per duecentoquaranta minuti
ho fatto da guida e trascinatore.
Spero con tutto me stesso
di non averli delusi di esser riuscito
a portarli con me all'assalto di un altro domani
tra le storie cantate dalla voce del tempo
e il suono stregato di un'emozione presente
che ci stringe il cuore d'assedio.
Prego anche che abbiano cura di sé.
Quando io non ci sarò.
Ci sarà sempre un pezzo di me
che ho lasciato da loro.
Riporto l'ultimo passaggio:

"Ieri mi sono accampato in una tendateatro
con un gruppo nutrito di ardimentosi.
Io ero l'addetto alla musica e alle parole
e per duecentoquaranta minuti
ho fatto da guida e trascinatore.
Spero con tutto me stesso
di non averli delusi di esser riuscito
a portarli con me all'assalto di un altro domani
tra le storie cantate dalla voce del tempo
e il suono stregato di un'emozione presente
che ci stringe il cuore d'assedio.
Prego anche che abbiano cura di sé.
Quando io non ci sarò.
Ci sarà sempre un pezzo di me
che ho lasciato da loro.
"

cuor cuor cuor
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da M&M il Mer 16 Dic 2015, 08:24

@Cristy
Che meraviglia!!!
Sono brani che amo tantissimo...
Grande Claudio ... 
Bella la mattinata insieme!
Stupende anche se molto tristi le sue parole che avevo letto su fb:love:love
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Gio 24 Dic 2015, 13:39

Recupero un po' degli ultimi pensieri pubblicati su FB

Ricordi "piccanti" d'infanzia
17 dicembre 2015:
Un'improvvisa scostumata allegria.
Tutta o quasi la colpa va ad un bicchiere
arrossato di un buon sagrantino
ondeggiante sul ritmo del treno
che mi porta verso il ritorno.
Sul finestrone oltre i riflessi rubini
il pomeriggio di chiaro e di verde mischiato
delle colline umbre intorno ad Orvieto.
E sorseggio ricordi.
Non so perché ma il vino ci mette del suo
e i pensieri prendono il gusto sensuale
e i sapori segreti della campagna di un tempo.
L'odore diverso dai maschi alle femmine.
Il ruspo sudore dei primi
e l'umidore carnale delle seconde.
Gli aromi intriganti di cantine e granai.
Gli olezzi ancestrali di stalle.
Come scoprire con gli occhi e l'olfatto
l'origine di tutte le cose.
L'idea e la natura del sesso.
Un cugino più grande che badava alle bestie
mi portava a vedere l'accoppiamento dei suini.
e li apostrofava gridandogli contro
porco maiale scrofa troiona.
Un altro mi voleva scafare
- io che vivevo in città -
con foto e racconti pruriginosi.
Di una ragazzotta di un podere vicino
e le si vedeva un pezzo ignudo di gamba
sopra il nero del calzettone
e in un'altra le due punte del petto
dritte sotto una maglia aderente.
La sorella dice che invece dormiva
con un coso di lana stretto tra le sue cosce.
Uno zio mattacchione - contadino anche lui -
trovò i miei dischi a 45 giri che negli anni 60
spesso avevano sulla copertina
belle ragazze in due pezzi.
Lui il pezzo di sotto proprio in mezzo allo slip
l'aveva scarabocchiato con tutti segnetti di biro
a riempire un triangolo.
"Quello più pericoloso di quello delle Bermuda"
sentenziava ghignando.
Uno zio più garbato e filosofo amava affermare
"Ci sono due tipi di donne:
Le peccatrici e le pure.
Le peccatrici son peccatrici e le pure pure."
E qui giù risate di compiacimento.
Fatto sta che un giorno che io e una mia cuginetta
eravamo spariti
ci ritrovarono in un armadio con le mutande calate
mentre constatavamo la differenza tra noi
e anche quale mai fosse il modo più breve
per poterla colmare.
Una famiglia di maniaci sessuali
si potrebbe giustamente pensare.
Io pure sono scoppiato a ridere
nascondendomi dietro la degustazione del vino.
E sono andato avanti così per un po'
di vino divino
a divertirmi e a ripassare quella commedia.
Con l'inferno nel cuore.
Il purgatorio sopra le labbra.
Il paradiso dentro la testa.

In viaggio verso le grotte di Castellana...ricordi più eterei d'infanzia
18 dicembre 2015:
Sono partito di nuovo.
Oggi ero stivato stipato
su un ossuto sedile d'aereo
a guardare svagato di fuori
lo scorrere del mondo di sotto
come un lento lontano
e larghissimo tapis roulant.
La fronte poggiata sull'ovale del vetro
a puntare gli occhi verso qualcosa
che potesse animare i pensieri.
Se su un treno ci possono stare
una coppa di vino e ricordi puerili
di ingenue scoperte terrene e morbose
su un velivolo è meglio tenersi leggeri.
Un bicchiere di acqua perdipiù naturale
e qualche volo pindarico
su immagini alate ed eteree
tanto per restare nel tema.
Così ha preso forma pian piano
la scena di me intorno ai miei sette anni
che in un sogno tra i più ricorrenti
correvo al galoppo a salvare dai guai
una quasi cugina di sedici
di cui ero innamorato segretamente
ma così tanto segretamente
che io pure lo seppi davvero
dieci anni più tardi.
Portava sempre i capelli
in una morbida fluttuante
biondissima coda di cavallo
e quando fuggivamo nel vento
di quelle visioni notturne
la sua e quella del destriero
sembravano danzare insieme nell'aria.
Due code di cavallo tutte per me.
Mio padre sapeva costruire aquiloni.
Una volta ne fece uno rosso fiammante
che gridò per il cielo strappi di libertà
mentre io pure gridavo dal basso
provando a seguirlo e ad alzarmi
legato al suo filo.
Uno zio di mia madre sapeva indagare
tra le braci del fuoco e le costellazioni.
Mi indicava unendo puntini di luce
favolosi animali e leggende incredibili.
Dalle stalle alle stelle.
Dal profano al sacro.
Il cammino di vita continua
sulla giostra che va sempre avanti.
Un giro alla volta.
Facciamone un altro.
Non è ancora tempo di scendere.

Immagine del concerto del 18 dicembre "Natale nelle Grotte" - Grotte di Castellana



Riflessioni dopo il concerto
19 dicembre 2015:
Una favola vera
non è sempre detto che sia
anche una vera favola.
Eppure ieri in quel duomo di roccia
e pinnacoli di carbonato di calcio
sopra un piccolo altare di musica
si è celebrata una messa cantata
un po' con incanto e un po' con amore.
La partitura era un lungo rigo di batticuori
di crome e di note acciaccate.
Un pentagramma scarabocchiato
di cadenze poco scontate
e di accordi sia pieni che dissonanti
di gioia e dolore
che intrecciano il gaudio e il tormento
del nostro vissuto.
Dell'essere uomini e donne e non dèi.
E tutto il dramma dell'imperfezione
il cuore vivo della passione
negli errori commessi e nelle strade tortuose.
Gli interrogativi smarriti negli occhi
la condivisione delle domande di sempre
nell'afasia delle repliche e delle risposte
fino a trovarne una sola
forse l'unica davvero possibile:
l'abbraccio che cura, guarisce, consola,
condivide, eccita, stringe,
porta lassù in paradiso.
Dove la cattedrale scavata dal tempo
e scolpita dall'acqua
si apriva e faceva salire
il bisogno di cielo delle nostre preghiere.
"E vieni in una grotta al freddo e al gelo..."

Il "mestiere d'artista e il lavoro di uomo"
20 dicembre 2015:
Stanco, intontito e assonnato
mi scoloro nella sera che avanza
come una nobildonna
col suo abito scuro di organza.
Resto immerso nel buio
buttato su un vecchio divano
senza accendere luci
per credere di vederci più chiaro
e pensare alle cose accadute
in questi due ultimi giorni.
Non al mio mestiere di artista
ma al mio lavoro di uomo.
Agli incontri fugaci
a cui dare sia senso che tempo.
Ai saluti veloci e stringati.
Alle dediche spicce e malscritte.
Alle foto scattate di corsa
in cui mettere una faccia decente
e un sorriso amichevole.
Il grande rammarico è che
non ci sia quasi mai la maniera
di usar le attenzioni e la cura
che tutti meriterebbero.
Anche quando ci si applica forte
e si cerca di dare il più che si può
avendo magari un carattere chiuso
e poco espansivo
un'indole timida e riservata.
Grazie perché tu
tante volte hai fatto di me
il meglio che potevo essere.

"Sarebbe magnifico adesso ricevere una bella notizia..."
21 dicembre 2015:
L'aria di questo inizio di sera
sembra che sia più leggera.
Sarà che tutti i raggi del sole
son caduti per terra
esausti dopo un intero giorno
cosicché pure il cielo si spoglia
e si sgrava del peso di luce e rumori.
Restano suoni distanti a folate
e qualche isolato passaggio di ali.
Sarebbe magnifico adesso
ricevere una bella notizia.
Una nuova inattesa comunicazione.
Un avviso, un annuncio, un "ascolta".
Qualcosa che solo a saperlo
ci dia un colpo al cuore
un tuffo gioioso
non proprio un infarto.
Che ci tiri le guance fin sopra gli zigomi
e che sia un gran sorriso
e non certo un lifting.
Un'ambasciata di pace
e di imminente felicità.
Per dentro e per fuori.
Se una cosa così arriva a quest'ora
dura e vale di più
che c'è pure una notte di mezzo.
E tutta una giornata completa
per goderla davvero.
Allora facciamo così:
io confido a te che c'è una novità
e tu decidi qual è.
A me il compito facile di prospettare.
A te quello più arduo di indovinare.
Dovresti avere un'intuizione vaticinante.
Se funzionasse sul serio
saremmo una coppia imbattibile.
Siccome però qualche dubbio ce l'ho
intanto ti dico comunque
"stai bene e buona serata".
Non sarà un fatto più tanto imprevisto
ma un altro saluto non può fare male.
E poi una buona notizia c'è sempre:
è quel che saprò di te, domani.

Lo smog
22 dicembre 2015:
Puoi darmi un grammo d'aria fina?
Scrivevo nel 1977.
Un cielo giallo oro filigranato
mi ci ha fatto pensare.
Dicevano dalla tv che era smog
e che c'è un limite al traffico.
Bisognerebbe pure abbassare
caldaie e riscaldamenti
per contenere l'inquinamento
entro livelli di tolleranza.
E siccome non piove o ne viene giù
poca e di rado
e così ancora sarà
- da com'è stato previsto -
aumenterà la presenza e anche il danno
delle polveri dette sottili.
Però la visione è fantastica.
Un quadro offuscato e caliginoso
sfumato sui bordi
tra le tinte più calde e accorate
di un lungo crepuscolo.
È strano come una cosa assai brutta.
possa invece far perfino più bello
uno sfondo in cui immergere gli occhi.
Che una storia che nasce cattiva
riesca a portare a qualcosa di buono
dove far galleggiare la mente.
Che addirittura un dolore di ghiaccio
si sciolga in un lago tranquillo
per intingere il cuore.
A volte uno schizzo di fango
sa trasformarsi in un capolavoro.
Un anatroccolo in un algido cigno.
Da un male può crescere un bene.

Il vaccino anti-influenzale...pensieri semiseri scusa
23 dicembre 2015:
"Mi sento come un cane bastonato".
Così un compagno mio delle medie
diceva sempre di stare
ogni qualvolta rispondeva da casa
allettato con l'influenza.
Tant'è che il soprannome affibbiatogli
tra le scrostate pareti scolastiche
fu proprio quello.
Un nomignolo da capo indiano
però pesto, livido e male in arnese.
A me poi quell'immagine
lasciava parecchio tristezza.
Un quadrupede percosso e ammaccato.
Allora e figuriamoci ora.
Sarà per l'età che spappola i cuori
ma se vedo in tv scene di maltrattamenti
devo immediatamente cambiare canale.
Che non deriva da cane
ma canaglia, canizza, canèa
proprio sì.
E quante altre associazioni tremende.
È solo come un cane.
Fa un freddo cane.
Trattato come un cane.
Non c'è un cane.
Una vita da cani.
Un lavoro da cani.
C'è un tempo da cani.
Ho mangiato da cani.
Figlio d'un cane..
Cane di un infedele.
Mondo cane.
Quel cantante è un cane...
Questa poi mi sembra davvero ingiuriosa.
Oggi anch'io mi sento appena direi
un cane bastonato.
Ma non perché abbia contratto il virus.
Bensì per aver fatto il vaccino
per debellarlo prossimamente.
Per essere immune più tardi
ne assumi in anticipo una piccola dose
ma i sintomi sono gli stessi.
Una specie di trailer
ma poi il film non lo vedi.
È curioso stare un po' male adesso
per non star male dopo
oppure starci di meno.
Perché non sia - in altre parole -
un male terribile.
Un male cane...
Lo sapevo che ci sarei cascato pur'io.
Con tutte le zampe.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mer 30 Dic 2015, 18:50

Appuntamento periodico per riordinare un po' dei post su FB scusa

Viglila di Natale
24 dicembre 2015:
In questi giorni diciamo e scriviamo
più volte e in molte occasioni
Buon Natale.
Natale però è buono già di per sé.
È il tempo nel quale un po' tutti
c'intoniamo al concetto di bene
ci ricordiamo degli altri
ci scambiamo un segno di pace
ci doniamo pensieri e propositi.
È il tempo in cui tutto si veste di bello
in cui corriamo a lanciarci
e prendere al volo
il cuore del cuore.
È il resto dei giorni che non è così.
È quello che dovremmo augurarci
che fosse buono, felice, gioioso.
E allora che sia un Buon Natale
ma anche e magari di più
un Buon Resto dei Giorni.
Si nasce e si vive davvero la vita
quando questa rinasce ogni istante.
Natale non è solo una festa.
È il calendario di un'intera esistenza.

Per Natale
25 dicembre 2015:
Ho ricevuto per augurio questo prezioso messaggio.
È un saluto pronunciato da Papa Francesco al Sinodo della famiglia.
L'ho ritrascritto per leggerlo con maggiore agilità e lo invio a mia volta.
Sono grandi parole che suonano una musica bellissima.
Buon tempo nuovo.


Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato
ma non dimenticare che la tua vita è la più grande azienda del mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice
non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali,
lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie,
sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso
ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi ma apprendere lezioni dai fallimenti.
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi ma essere allegri nell'anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita
nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi
e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti fuori di sé ma essere in grado di trovare un'oasi
nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un no.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici
anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi
libera, gioiosa e semplice.
È aver maturità per poter dire "perdonami".
È avere la sensibilità per esprimere "ho bisogno di te".
È avere la capacità di dire "ti amo".
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per esser felice.
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell'intelligenza.
Non mollare mai.
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità poiché la vita è uno spettacolo incredibile.

"Non smettere di trasmettere"
26 dicembre 2015:
Il messaggio di ieri mi è stato trasmesso
come pronunciato da Papa Francesco
in un sinodo della famiglia.
Nella Rete in effetti esiste dal 2008
ed è attribuito a un anonimo autore
(anche se sempre nel web
è spesso assegnato a Bergoglio
e alla cerimonia sopraindicata).
Se fosse così mi scuso con tutti
per l'errore di attribuzione.
La bellezza di alcune parole
con la forza dei significati che esprimono
è in ogni caso da mantenere presente
e viva da tramandare il più che si può.
Questa pagina ha un senso maggiore
e forse l'unico davvero utile e nostro
quando riusciamo a spartire tra tutti
- ognuno per quello che vuole e che sa -
realtà, fantasie, riflessioni, incertezze,
speranze, allegrie, memorie, vaghezze.
Nel laboratorio sempre in funzione
della ricerca del vero e del giusto
e del bisogno di sapere chi siamo
e di riconoscerci anche da molto lontano
o dopo un bel poco di tempo.
Alcuni scrivono, altri commentano.
I più leggono, scrutano, ascoltano.
In questo circolo aperto ma pure esclusivo
in cui a parer mio
è più prezioso dirsi che stare a rispondersi.
Più stringersi in un ballo comune
che corrispondersi individualmente.
Più mettere insieme gli istinti del cuore
e le iperboli della ragione
nella costruzione diurna e notturna
delle singole piccole storie
di cui siamo protagonisti
per farne anche una congiunta
nello spazio di un incontro ravvicinato.
È un luogo diverso dal resto dei luoghi.
Ci vuole pazienza e curiosità.
Non smettere di trasmettere.
Non smettere di scommettere.

Terra e Luna
26 dicembre 2015:
Combinazione straordinaria.
Notte di Natale e una luna compiuta
che poppava il terrazzo e le strade.
Quanti occhi ha svezzato
coi suoi raggi lattiginosi e smaltati.
Uomini, donne, creature animali
da che esiste il mondo
si son fatti rubare gli sguardi
dalla sua luce pallida.
La sua faccia per metà rivelata.
Il suo ovale tondo e opalescente.
Eppure i viaggiatori del cosmo
gli astronauti odierni
- che più di tutti posson vedere
da vicino le stelle imminenti
e l'inizio di altri universi -
raccontano che il panorama più bello
è la Terra.
Che è prodigioso guardarla completa.
L'effetto pianeta è sbalorditivo.
Una sfera grandiosa
verdeazzurromarrone
che galleggia impassibile
nel firmamento di sopra e di sotto.
Ogni tanto bisogna recarsi lontano
anche dal proprio di mondo
per comprendere quanto sia grande
e che meraviglia è da sempre.

L'arte dell'ozio
27 dicembre 2015:
Succede che durante le feste
si perde un po' il senso dei giorni.
La settimana scombina il suo ritmo
e ci si interroga spesso su che giorno sia.
Ma oggi è sicuramente domenica.
L'ho capito dal tipo di ozio
che si è impadronito di me.
Uno stato di grazia e pienezza
del non fare niente di niente
che non è pigrizia o apatia.
O peggio ancora ignavia, indolenza
accidia o abulia.
Non è essere solo inattivi o inoperosi.
È un relax naturale
un benedetto riposo
un agio meraviglioso immersi nel quale
non si sente bisogno di altro.
Così gli antichi romani
dai quali i moderni hanno preso parecchio
definivano l'arte dell'ozio.
Star bene con sé.
Lo so che potrebbe sembrare
un artificio retorico
o altrimenti una grande furbata
per nobilitare un peccato d'inerzia.
Quante volte in passato un po' tutti noi
ci siamo sentiti apostrofare e bollare
con epiteti rozzi e vetusti
da mamme e papà
che non comprendevano affatto
il ragionamento elevato.
Poltrone infingardo fannullone
neghittoso pelandrone scioperato
svogliato lazzarone perdigiorno
scansafatiche torpido bighellone
ciondolone sfaccendato natostanco
posapiano sfaticato mollacchione.
Ecco cosa sono capaci di dire
coloro che non arrivano a concepire
siffatti raffinati concetti.
Solamente gli spiriti eletti
sanno che l'ozio è un'occupazione.
Per dirla con un fine umorista:
'Il lavoro mi piace. Mi affascina.
Potrei stare seduto per ore a guardarlo'.
A te buona domenica per quello che resta.
Se sei stato bene fin'ora
non rovinare tutto nell'ultima parte.
Le gare si vincono solo al traguardo.

Siamo soli nell'Universo?

28 dicembre 2015:
Siamo soli nell'universo?
Tutte e due le risposte possibili
danno un po' d'inquietudine.
Sia che fossimo gli unici noi
ad occupare lo spazio infinito.
Sia che ci fossero altri mondi abitati
da esseri che non conosciamo.
Nella prima eventualità
sarebbe quasi avvilente sapere
che non esiste altra vita animale
né alcuna prospettiva di incontro
e di scambio di civiltà e di futuro.
Una condanna alla solitudine definitiva
e senza speranza.
Senza anelito di evoluzione.
Un senso di claustrofobia planetaria.
Nell'ipotesi due invece domina il dubbio.
Chi sono questi altri, gli alieni?
Gli extraterrestri sono come i terrestri
o son fatti in modo diverso?
Sono buoni o cattivi?
Ostili o amichevoli?
Sapienti o arretrati?
Lontani o vicini o addirittura tra noi?
E qui s'apre un archivio incommensurabile
riempito dalla notte dei tempi
e dall'alba degli uomini
di istanze, illazioni, ricerche, visioni.
Tra scienza e credenza,
fantascienza e superstizione,
arte, filosofia e religione.
Nella storia, nel cinema, nella letteratura.
Adesso guardavo i trailer di Star Wars.
Spesso alle domande davvero difficili
si risponde creando le favole.
È "il risveglio della forza".
Il portento della forza di vivere.

Il cazzeggio
29 dicembre 2015:
"Ma che ti dice la testa?!"
Così ci rimbrottano quando si fa
qualche cosa di strambo.
Quando si esce dal solco diritto
della logica e del conformismo
per schizzare qua, là, su e giù
senza un passo coerente o sensato.
Quando si sterza improvvisamente
dall'autostrada della consuetudine
e si sbuca sulla stradina a zigzag
che non sai dove porta.
Quando si sparigliano carte
e sistema di gioco
per intraprendere un metodo nuovo
che non ha nessun metodo.
Io e un mio amico di tanti anni fa
c'infilavamo tra sdraio e ombrelloni
e famiglie in vacanza
allo stabilimento dei Carabinieri
proprio con delle carte da gioco
scelte a caso nel mazzo.
Le tenevamo tra pollice sotto
e indice e medio di sopra
o nella variante di metterle
tra l'ombelico e il costume da bagno
e le mostravamo con indifferenza
agli occhi curiosi dei poveri astanti
che titubanti s'interrogavano
su quale mai fosse il significato.
Che per l'appunto non c'era.
E i pomeriggi stirati in periferia
con la macchina appena comprata
andarsene a zonzo nelle vie della gente
girando il più piano possibile
fino a giungere al singhiozzo di guida
e gustarsi le reazioni di chi c'era intorno.
La sera eravamo più audaci.
Con le chiappe decorate a vicenda
e su ognuna, stilizzata una faccia
con gli occhi, il naso, i baffi e la bocca
ci appostavamo a favore di fari
in un incrocio di grande passaggio
e le schiacciavamo esposte ben bene
sul vetro di dietro o sui due laterali.
Pronti a spiare le facce espressive
cioè quelle vere di chi si voltava
e "per vedere di nascosto l'effetto che fa".
Oggi si chiamerebbe cazzeggio.
Quella specie di credo un po' anarchico
laico apolitico interclassista
che riunisce le assurde omelie
senza capo né coda
di tutti gli spiriti frivoli.
Salmo che recita le litanie dei bizzarri
gli stravaganti e gli eccentrici
i bislacchi e i lunatici
gli strampalati e gli originali.
Questo esercizio che non è per tutti
e purtroppo anche in via d'estinzione
non è mai stato come alcuni confondono
un modo per perdere tempo
bensì una manierla per occuparlo
e sentirne di meno l'inesorabile scorrere.
Guarda però se ne hai un poco di più
che ti vien da pensare.
Che strani scherzi fa la memoria.
Ma che cosa mi dice la testa?!
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Ven 08 Gen 2016, 16:18

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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Ven 08 Gen 2016, 21:25

Auguri per il nuovo anno
31 dicembre 2015:
Sarà un anno nuovo di pacca
con un numero suo
e durerà anche un giorno di più.
L'auspicio migliore sarebbe
che fosse bellissimo
e così lo speriamo ogni volta.
Alla fine sarà quel che è stato.
Ma il bello sta proprio nel poterlo scoprire.
Nel saperlo riempire di sguardi e pensieri
che non c'erano mai stati prima.
E qui ognuno fa la sua parte.
Ognuno è l'artefice della sua opera.
L'artista del suo palcoscenico.
Quasi mai tutto quello che viene
è solo felice e fantastico.
Fortuna e sfortuna sono i due personaggi
fissi e presenti in ogni romanzo di vita.
Avventura e disavventura
ci aspettano agli angoli inesplorati
di ogni prossima strada.
Ma comunque la metti
c'è solo da guadagnare.
La storia continua
e contiene molte altre sorprese.
Il mio augurio per tutti
con tutti gli abbracci che ho.

Il primo giorno del nuovo anno
1 gennaio 2016:
Inizio di un giorno.
Anche se sembra un po' come gli altri
non è proprio uno qualsiasi.
È il giorno di inizio.
Iniziare vuol dire entrare in qualcosa.
Andiamo a vedere com'è
e che sia allora qualcosa di grande
e meraviglioso che assomigli al mare.
Puoi guardarne l'inizio
e l'enorme distesa
ma la fine mai.

Il ritorno della pioggia
2 gennaio 2016:
Alla fine la pioggia è caduta.
Sulle prime pagine svolte
di un libro proprio ora iniziato.
È stato come sentire
la carta porosa dei nostri pensieri
inumidirsi e farsi ondulare
da piccole pozze di refrigerio.
Come trovar sotto gli occhi
una nuova ma risaputa parola
tra le tante cercate e trascritte
sui fogli asciugati dal sole
di tanti giorni passati.
Al coperto di una coltre di nubi
ruberemo alla sera
qualche frase da leggere
e il conforto di non essere poi
veramente lontani
prima che un'altra notte ci prenda.

Le domeniche d'inverno
3 gennaio 2016:
Le domeniche sere d'inverno
recano spesso con loro
un che d'involuto e di malinconico.
Un'idea di festa che termina.
Un ritorno alle cose di sempre.
Un senso più mesto e pacato
nel guardarsi di fuori e di dentro.
Talvolta si consolano gli altri
per poter consolare noi stessi
in questo congedo indesiderato.
Le stesse campane che stamattina
hanno cantato un inno di gioia
adesso rintoccano spente.
Allora mi verso in un bel bicchiere
metà birra e metà gazzosa
- un panaché di cara memoria -
e a gentile richiesta - on demand -
mi cerco un pensiero gagliardo
qualcosa di allegro e speciale
con cui prendermi l'aperitivo.
E questo è solo l'inizio.

In ricordo di Pino Daniele - 4 gennaio 2016

Pino caro
oggi fa un anno che sei partito.
L'aria che tanto doveva cambiare
è cambiata.
Per il resto va tutto un po' uguale.
Però manchi tu.


4 gennaio 2016:
È vero che al posto di panaché
si dice anche bicicletta e ciclista.
Ma io non sono un ciclista provetto
e non ho una bicicletta in garage.
Mio padre per un banale incidente
di quand'ero bambino e smanioso
in cui diedi fuoco a un triciclo di legno
per darmi una punizione esemplare
non me ne comprò mai nessuna.
Così quella bevanda a cui alcuni
danno il nome del velocipede
per me è un demi-panaché.
Lo imparai da un buffo disegno di bar
e sotto le didascalie con le traduzioni
sul libro di lingua francese alle medie.
Non pretendo che birra e gazzosa
(o gazosa o gassosa è lo stesso)
sia una miscela tanto eccellente.
Infatti più tardi la pizza alla marinara
l'ho mangiata con la birra soltanto.
Però ancora oggi metterle insieme
è come trovarmi vicino a mio padre
che sorsa la bionda schiumosa
e io piccoletto con la bottiglietta
di acqua, zucchero e acido citrico.
Perché anch'io mi potessi sentire
un bevitore al pari dei grandi
me ne ordinava una al barista
calcando la voce
in una specie di scioglilingua:
"ragazzo, una gazzosa al ragazzino".
In un modo assai simile
mi piace scrivere e leggere qui
in queste pagine messe su insieme.
Per associazione di storie e di idee.
Per combinazioni comunicanti.
Anni fa si definivano affinità elettive.
Si parlava di anime scelte.
E chi sa interpretare riesce a trovarci
domande e risposte
senza doverle mai fare
o costringersi a darle.
Senza il bisogno d'impoverire il discorso.
Perché le parole cercano fatti e visioni
come il cuore emozioni.

A chi è solo
5 gennaio 2016:
Fumi di nebbia e sbuffi di bruma
in mezzo alle case che dormono.
A quell'ora un po' quasi tutti
staranno nel sonno dei giusti.
O almeno si dice così.
C'è pure qualcuno che veglia.
Che parla da sé.
Che azzittisce il silenzio.
Che mormora un libro.
Che si confida col cane o col gatto.
Che discute col televisore.
Che ripassa un ricordo lontano.
Che chiacchiera con uno specchio.
Che si confessa alla foto di un caro.
Che confabula insieme a una pianta.
Che borbotta con un tappeto girato.
Che ragiona verso il soffitto.
Che bisbiglia nel buio.
È il tempo di quelli che sono da soli.
Stanotte sarebbe incantevole
se la bruttona che cavalca una scopa
potesse donare a costoro
una ciotola di compagnia.
Riempire la calza della solitudine
con una chiamata al telefono
un sorriso più vero
e un abbraccio non affrettato.
E magari un bel sonno lungo
popolato di sogni a colori.
Perché essi non siano per una volta
meno giusti degli altri.

Epifania
6 gennaio 2016:
Questo sarà l'anno del nostro riscatto.
Come?
Facciamo in maniera di esser rapiti.
Ma da chi o da che cosa?
Ciascuno si scelga i suoi sequestratori
e che il rapimento poi possa durare
il più a lungo possibile.
Meraviglia, sorpresa, fascinazione,
estasi, ebbrezza, sbalordimento
sono ovunque e qua intorno.
Incanto e stupore fanno una coppia
famigerata di ladri di occhi e di bocche.
Ci sono cose incantevoli e stupefacenti
fuori e dentro di noi.
E a proposito di stupefacenti
"anche questa è fatta"
come diceva lo spiritoso custode
del centro di disintossicazione.
Stanotte l'agenda si volta
dal 6 al 7 gennaio
e così finirà pure l'Epifania
che tutte le feste si porta via.
Ma certamente non termina il viaggio.
Chiedetelo a quei tre o forse quattro
sui cammelli o sui dromedari.
Non era gente qualunque.
Re o maghi che fossero
andarono in cerca per un bel pezzo
senza fermarsi
e pare che vadano ancora
e andranno per sempre
nei racconti e nelle case degli uomini.
Con un dono da dare
un perdono da prendere
e una stella a cui credere.

La galleria
7 gennaio 2016:
La galleria non finiva più.
Come quando da piccolo
stavo sul treno coi miei genitori
e scorrevo sul vetro me stesso
e il buiocemento di un muro infinito.
Qualche volta mio padre si alzava
e accendeva la luce.
Sembrava una veglia composta
prima che succedesse un qualcosa.
Una partenza o una liberazione.
Era come restare in silenzio e in attesa
di un fatto importante
che sarebbe accaduto tra poco
ma non sapevi mai quando.
Poi il preannuncio di un chiarore futuro
che stava per arrivare
e finalmente si usciva all'aperto
a riveder le campagne bruciate di sole.
Per arrivare ad un'alba
bisogna pur attraversare una notte.

Nulla è per sempre
9 gennaio 2016:
Si sa che qualsiasi cosa
avrà prima o poi il suo compimento.
Per questo è bellissimo e assurdo
prometterci il nostro per sempre.
Potremmo soltanto giurarci per un altro po'.
Stipulare col tempo
il migliore contratto possibile.
Patteggiare i giorni e le notti
che fanno davvero una storia
e firmare l'accordo con un sorriso maturo.
Solo che non ci basta.
Ma per sempre non è una durata.
È il titolo di tutta una vita.
È il tema, non lo svolgimento.
E allora facciamoci ancora del bene.
Andiamo a inzupparci di luce e calore.
Il sole non costa niente.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Lun 11 Gen 2016, 20:11

Il saluto di Claudio a David Bowie cuor

Un altro uomobambino è volato via
dietro al suo variopinto aquilone.
Lascia bauli inzeppati di fogli di vento
e storie intriganti di musica.
Traboccanti cassetti di disegni acquerello
e favole di seduzione e mistero.
Per diventare grandi davvero
e sparire nella leggenda
bisogna partire per l'ultimo viaggio.
Smettere il tempo dei giochi
per quello dei lunghi silenzi
in cui far nascere una nuova esistenza.
Resteranno dopo di noi
le tracce sfumate della nostra avventura.
L'impresa impossibile ma entusiasmante
d'aver reso reale la fantasia
quando non ci è riuscito
di render fantastica la realtà.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Gio 14 Gen 2016, 18:58

Periodico recupero dei post dallapagina FB sereno

Panorami dal treno
9 gennaio 2016:
Cielo bianco di nuvole, nebbia e foschia
sulla pianura che scivola avanti.
Seduto al contrario del senso di marcia
guardo le cose sparire sul fondo
come tirate su stuoie meccaniche.
Sembrano andare verso il punto d'arrivo
per poi ritornare di corsa a una nuova partenza
ed essere pronte a un'altra parata
per gli occhi dei passeggeri del treno seguente.
Casolari assopiti e piccoli orti che crescono.
Ruspi cespugli al confine dei campi ordinati.
Argini umidi di fiumiciattoli senza destini di mare.
Rami stecchiti di alberi disadorni di frutti e di foglie.
Stradine tortuose e lunghi scavalchi di ponti.
Totem di pali legati uno all'altro da fili infiniti.
Aspre altalene di muffe colline d'inverno.
Quel soffitto fumoso e avvolgente
appoggiato ma senza alcun peso
pare donare a tutto il disotto
un senso di cura, malia e appagamento.
Lo sfiora, lo turba, lo placa.
Come il lieve schioccato contatto
e la buona saliva di un morbido bacio.
Teniamoci senza fiatare.
Senza far altro che fare niente.

La luce
10 gennaio 2016:
C'è un punto tra i pomeriggi e le sere
in cui il cielo e il mondo di sotto
si passano il compito di fare luce.
Il sole si rotola giù sulla terra
come l'orso del circo sulla palla a colori
e scendendo sulla gobba curvata
sparisce agli sguardi
lasciandosi dietro le spalle
un'ultima coda di chiaro
che varia con il cambiacolore.
Come la scena finale di un film
e l'immagine ferma che si scurisce.
Poi il grigio si accende via via di finestre
di lumi e lanterne di vicoli e vie
di file e corsie di freddi lampioni
di fari orientati di macchine e moto
di quarzi ocra e gialli su grandi facciate
di lampadari grondanti d'alberghi e ritrovi
di fanali dei porti e dei lungofiume
di proiettori puntati sui muri di storia
di neon profilati di belle vetrine
di spie intermittenti di antenne e tralicci
di insegne giganti che scrivono l'aria
di riflettori guardiani d'industrie e cantieri
di lampade quiete dei ristoranti
di luminarie sgargianti dei viali di festa
di candele tremule nelle piccole stanze.
Cambia la luce e non cambia la vita.
Siamo sempre chi siamo
di giorno e di notte.
Però quando è buio
capisci quanto conta di più
poter possedere una luce
e accenderla e usarla per te
o girarla verso chi ne ha bisogno.
Anche un solo fiammifero acceso
per un momento può fare da stella.


Ps. Pensa a cosa provarono gli uomini
quando scoprirono il fuoco.
Che illuminazione!
Il problema è che subito dopo
fecero pure la scoperta dell'acqua calda.
E continuano a farla.
Di questo post riporto il P.S.
"Pensa a cosa provarono gli uomini
quando scoprirono il fuoco.
Che illuminazione!
Il problema è che subito dopo
fecero pure la scoperta dell'acqua calda.
E continuano a farla."

sorriso

12 gennaio 2016:
Un vento spianato e sbuffante
rasoia i cristalli delle finestre
e va risuonando tra le ringhiere.
Ha un soffio scuro e possente.
Provo a spingere il fiato di fuori
con le guance puntate in avanti
e la bocca rotonda a imitarne il rumore.
Mi passo l'indice destro sul labbro di sotto
come per cancellarlo dal viso preoccupato.
Quanti libri e giornali ammucchiati
che crescono un tanto ogni giorno.
Quante cose da fare che restano indietro.
Ho ancora pacchetti da aprire.
Cartoncini e biglietti da leggere.
Lettere che scorrerò attentamente
come ho fatto poi sempre
ma chissà se potrò corrispondere mai.
Non sono riuscito né in passato né oggi
a sbrigarmela bene del tutto
e a rispondere sempre e ad ognuno.
Giusto forse all'inizio
quando c'erano molte meno persone
a mettere il mio nome e indirizzo
sopra la busta e nel loro pensiero.
Poiché non avrò tempo e modo di farlo
o sarebbe così in fretta e furia
e non voglio che sia qualcun altro per me
dovrò abbandonare senza alcuna risposta
sul lungo arenile dei giorni passati
tanti messaggi affidati in una bottiglia
e spinti fin qui perché io li sapessi.
Vorrei dire che mi duole sul serio
e non riesco neppure a spiegare
che a volte se c'è un po' di spazio
non mi pare corretto preferire qualcuno
rispetto a chiunque degli altri.
Come quando mi viene richiesto
un autografo solo od un'ultima foto
o un saluto esclusivo
in mezzo a una piccola folla in attesa.
Pure tra queste note
scritte sopra uno schermo
che vedo la notte - tutte e una per una -
c'è ogni tanto un "rispondi"
sottinteso o palese.
Io ci penso e rinuncio.
Con la mente commento ogni frase
e approvo facendo col mento su e giù
e quando mi piace
mi scopro a fischiare ammirato.
Se avessi il respiro possente del vento
potresti magari sentirmi anche tu.
Non vuol dire niente
ma significa molto di più.

Ancora panorami... e riflessioni
13 gennaio 2016:
Peccato che i cani non guardino il panorama.
Non è tra le loro priorità
o al massimo provano poco interesse.
Però quanta roba si perdono.
Dalle cime slanciate e flessuose degli alberi
alle rette segnate dai tetti vicini.
Dietro, ancora qualche eco riflesso di chiaro
e, in controluce, euforie di gabbiani.
In mezzo, lontano sul fondo,
il vento del giorno che adesso è spirato,
ha strofinato così bene l'aria
che si vede il profilo dei monti oltre i Castelli.
Una falce sottile di luna naviga in alto.
Sulla linea del cielo si staglia laggiù il Cupolone.
Un cappello maestoso che domina acceso
una lunghissima fascia imbrunita
bucherellata di punti di luce.
Quanta bellezza è davanti e negli occhi.
Di fronte, proprio all'opposto,
le grandi finestre di Valle Giulia
e gli studenti di architettura
che studiano quella e altra bellezza
e proveranno domani a farne anche loro.
I cani si tirano su ma non scrutano fuori.
Fiutano forse i primi profumi di cena
e l'ora solita in cui si pappa.
D'altronde sono fatti così.
Rituali. Metodici. Ripetitivi.
Quasi prosaici.
Io continuo a bearmi e a godermi la vista.
L'odorino comunque non è niente male.
Bisognerebbe accertare cos'è.
Sarà pure una consuetudine
ma non è che si può abbandonare
di punto in bianco
ogni vecchia e sana abitudine.

La scuola dell'esistenza
14 gennaio 2016:
Oggi è stato un altro giorno di scuola.
Presso la scuola dell'esistenza.
Le materie più belle sono gioia e allegria.
Quelle temute paura e dolore.
Le più frequentate speranza e bugia.
La più difficile è il corso d'amore.
Non si finisce mai d'imparare
e non si è mai preparati del tutto.
Neanche con mille compiti a casa
o con la strada come maestra.
Il tema in classe è sempre lo stesso
e lo consegni spesso in ritardo.
Tutta la vita non fai che studiare
e andare a prendere ripetizioni.
Leggere e scrivere nuove illusioni.
E fare i conti col cuore.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da M&M il Gio 14 Gen 2016, 21:57

@Cristy ha scritto:Il saluto di Claudio a David Bowie cuor

Un altro uomobambino è volato via
dietro al suo variopinto aquilone.
Lascia bauli inzeppati di fogli di vento
e storie intriganti di musica.
Traboccanti cassetti di disegni acquerello
e favole di seduzione e mistero.
Per diventare grandi davvero
e sparire nella leggenda
bisogna partire per l'ultimo viaggio.
Smettere il tempo dei giochi
per quello dei lunghi silenzi
in cui far nascere una nuova esistenza.
Resteranno dopo di noi
le tracce sfumate della nostra avventura.
L'impresa impossibile ma entusiasmante
d'aver reso reale la fantasia
quando non ci è riuscito
di render fantastica la realtà.
cuor cuor cuor cuor cuor
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Gio 21 Gen 2016, 21:37

Periodico recupero di post su FB sorriso

15 gennaio 2016:
Stamane avrei dormito un'oretta di più.
Ma quando si deve viaggiare
prendere un treno o un aereo
si dorme un po' meno tranquilli.
E se ci si sveglia per un motivo
non si riprende più il sonno
e si aspetta quasi senza speranza
- acquattati nel letto come in trincea -
il segnale definitivo che bisogna levarsi
e partire all'attacco.
La notte passata son rimasto un po' su
a sbirciare note, parole, interventi,
testimonianze e intersecazioni
di quella gente che passa di qua
in questo corso virtuale
per uno struscio e un saluto serale.
Ho letto tantissime se non proprio tutte
espressioni di vero valore
e un'umanità che fa gran compagnia.
Ho come avuto il sentore
che le altre numerose persone
che guardano ma non amano scrivere
seguissero con molta partecipazione
e accordassero i loro strumenti
per suonar tutti quanti in un'unica orchestra.
E siccome il mio gradimento appartato
il cosiddetto mi piace
consiste in un fischio d'approvazione
ho zufolato sibilando anche forte
per parecchio tempo a seguire.
Vedrai se prima o poi
non mi arrestano per schiamazzi notturni.

16 gennaio 2016:
La ferrovia si infila nella città
come un fiume di traverse e rotaie.
Sentieri affiancati di scambi e binari
tagliano in mezzo alle case modeste
che mostrano quasi con imbarazzo
la faccia nascosta e dannata del retro.
Quasi che tutte le cose più brutte
si debbano mettere là
perché non si vedano dall'abitato
e perché tanto dai treni
ci si fa meno caso
e comunque poi passano e vanno.
Strani edifici lasciati in disuso
con le aperture rotonde dai vetri spaccati
e i prospetti semianneriti
imbrattati di scritte e graffiti
s'affacciano su quel canale ferrato
ch'entra nella stazione d'arrivo
come giungere adagio nel porto.
Si torna a casa ancora una volta.
Metà della vita la usiamo per questo.


Quando un cuore
per pochissimi istanti
è il sole di tanti.
17 gennaio 2016:
Che splendido giorno c'è stato.
Quanto fulgore per gli occhi.
Come se avessero preso e arrotolato
il cielo di ieri
per cambiarlo con quello di oggi
più nitido e schietto
tirando con cura sui lati
e fissandolo bene al soffitto del mondo.
E poi avessero dato una gran strofinata
a tutte le cose di sotto
soffiando la polvere delle malinconie
e facendo prendere aria alle anime
e respiri d'asciutto ai polmoni.
Quando il sole
per lunghissimi istanti
è il cuore di tanti.
Un drappello di nuvole piombo e petrolio
è arrivato al tramonto e al cambio di guardia
tra il pomeriggio e la sera.
Così che è vissuto per pochi minuti
pure un tenue crepuscolo oro rosa.
Ho colmato una tazza di tisana allo zenzero
e l'ho portata alle labbra
sorseggiandola piano e distratto.
Il calore e il piccante a contrasto
con il freddo insapore di fuori.
E cercando un saluto rovistavo i pensieri
per trovarci una frase sincera
ma che fosse anche prodiga e bella.
Quando un cuore
per pochissimi istanti
è il sole di tanti.

Il Blue Monday
18 gennaio 2016:
Non c'erano ancora sms ed email
e la gente mandava i biglietti e le lettere.
Quelle tra i miei genitori
e i nostri parenti dell'Umbria
cominciavano sempre con
"noi stiamo bene
come speriamo di voi e famiglie".
Nel mondo si dice che oggi sia stato
il giorno più cupo dell'anno.
Blue monday lo chiamano.
Lunedì malinconico.
Per un'equazione metascientifica
che tiene conto del dopolefeste
e aver meno soldi e meno allegria
e più chili e più sensi di colpa
e già qualche fiducia svanita
dall'avvio del corrente anno nuovo.
Sarà proprio così?
Premesso che a volte sentirsi un po' giù
non fa male del tutto
bisogna pure chiarirsi
su cosa significhi esattamente per tutti
esser triste.
Ci sono assai più di 50 sfumature di grigio
dal mesto all'affranto
e hai voglia a distinguerle tutte.
Dovrei aspettare la fine di questa giornata
per poterlo affermare per certo
però posso dire che almeno finora
il mio 'lunedì tristanzuolo'
è stato al contrario un giorno propizio.
Che insomma sto bene
come spero di te e famiglia.

Il "mi piace"
20 gennaio 2016:
Mi piace.
Mi piace sapere che ci sei
e che sei così.
Mi piace sperare che ci sarai
e che sarai sempre così.
Mi piace ammettere che mi piaci
e che mi piacerai ancora così.
Mi piace scriverti che mi piace
perché altrimenti non lo so dire.
Io posso solo cantare e suonare
per darti il senso di quanto mi piace.
Non sono riuscito mai a farlo
in un'altra maniera.
Ma ieri notte a leggere te
non sai quante volte ho fischiato
mi piace.

Cos'è l'amicizia?
21 gennaio 2016:
Mi hanno chiesto cos'era per me
l'amicizia.
Una di quelle domande nefande
quasi impossibili da replicare.
In un tentativo garibaldino
di essere appena un po' originale
ho risposto inventando:
è un brano di musica bella e potente
che può durare anche tutta la vita
eseguito in coppia e a quattro mani
sul pianoforte stonato del mondo
seduti di fianco guardando in avanti
e di fronte lo stesso spartito
da leggere insieme
e condividerlo il più che si può.
Forse per questo si chiama spartito.
Uno fa la linea primaria e trainante.
L'altro l'aiuta e accompagna coi bassi,
gli accordi, i sostegni, i silenzi.
Oppure gioca coi contrappunti
facendo a gara di parti importanti.
Quando serve e càpita spesso
ci si cambia di posto e di ruolo
senza bisogno di stare a spiegarsi
né di dover dire niente di aggiunto.
Due persone accomunate
nella stessa Sonata in dedica a Dio
o nella medesima Fuga dal diavolo.

Mi hanno chiesto di dare la mia
di amicizia.
In questa piazza virtuale e moderna
si parla di numeri come amicizie.
E in parte funziona così.
Ma poi occorrerebbe guardarne
la buona sostanza.
Si dice che quando non fai che vantarti
di averne tantissime
non sei fortunato.
Sei solo un ingenuo o un superficiale.
Le vere amicizie sono ancora oggidì
fatte a mano.
Se fatte in serie sono un po' più scadenti.
Ma noi ci proviamo ad essere amici
pur se da luoghi diversi e lontani
e il più delle volte ci riusciamo
raccontando e ascoltando.
Un amico è chi sa quasi tutto di te
e malgrado questo gli piaci.

Un amico è chi sa quasi tutto di te
e malgrado questo gli piaci.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Gio 21 Gen 2016, 21:44

Metto a parte il post del 19 gennaio.
16 anni esatti dalla morte del padre di Claudio, Riccardo. L'ho visto tante volte insieme a sua moglie partecipare ai concerti e ai raduni. Mi sono sempre sembrati due persone speciali nella loro estrema semplicità.

Spoiler:
Mio padre moriva sedici anni fa giusti.
Nel 2003 ho composto per lui Patapàn
e spesso compare in qualche passaggio
di queste pagine sparse.
Oggi, se posso, vorrei ricordarlo
anche attraverso una testimonianza
che ho scritto in passato
per un caro amico che porta il suo nome.
Mio padre si chiamava Riccardo
ma tutti lo chiamavano Nello
e io solo lo chiamavo papà.

C'era una luce insolita quel giorno.
Avevamo passato da poco
il confine del secolo
e con quel Duemila seduto di fianco
stavamo tutti lì in vigile attesa
come chi aspetta grandi novità.
E la luce in effetti appariva nuova e leggera
trasparente come un'aria più fina.
Una sottile filigrana biondochiaro
come un riflesso di olio puro e sincero.
Viva tra quelle file ordinate e pazienti di ulivi
carichi di verdi promesse.
Viva come l'assenza di mio padre
che se n'era volato via da qualche giorno.
Con lui andavo, già grande
ma con l'impegno e la felicità di un bambino,
a raccogliere i frutti del nostro piccolo uliveto
ai Castelli Romani.
A lui pensavo, salendo verso Gioia del Colle.
L'incontro si sarebbe tenuto
a Castel del Monte.
Una riunione fra le tante di un'iniziativa
ribattezzata Viaggiatori intorno al fuoco
durante la quale si testimoniavano
storie di vita
prima dei concerti del tour
"Il viaggio - sulla coda del tempo"
nelle arene coperte di tutta l'Italia.
Sulla strada lessi i profili dei partecipanti
per mandarli a memoria
e prepararmi il meglio possibile
e l'occhio mi cadde su quel nome
don Riccardo.
Riccardo come papà.
Qualche minuto più tardi
nel meraviglioso cortile quadrato
me lo presentarono
e dopo qualche altro minuto
io lo presentai al pubblico dei convenuti.
Sull'elenco degli ospiti era l'ultimo scritto.
Don Riccardo Agresti
sacerdote ad Andria, rione Camaggio.
Sotto mi avevano aggiunto a penna:
un prete di frontiera.
Frontiera, riflettevo, vuol dire tante cose.
Rischio, pericolo, mistero, audacia,
avamposto, periferia,speranza, sogno,
lontananza, fuga, fuorilegge, sentinelle,
posti di blocco, sconfinati orizzonti,
smarrimento, redenzione.
E nel suono antico e calmo
di quelle pietre medievali
rimbalzavano parole e pensieri
scambiandosi di ruolo e di senso.
E mentre don Riccardo raccontava
un po' del suo percorso nel mondo,
imparavo a conoscerlo.
Malgrado i suoi superiori
gli avessero indicato e molto raccomandato
di far solamente il proprio lavoro
- confessare e dir messa -
Don Riccardo aveva spesso anche altri slanci.
In mezzo a una realtà sociale piuttosto difficile
s'impegnava come poteva
verso le esistenze vere del prossimo.
Quello più marginale, più piccolo e innocente,
più povero,più disagiato, più indefinito,
più evitato, più debole.
Ma frontiera non era soltanto coraggio.
Era entusiasmo. Passione.
Professione di fede.
Don Riccardo del prete faceva
non solo il lavoro
ma più di tutto il mestiere.
Servire gli altri per servire agli altri.
Senza calcolo, senza risparmio,
senza fatica o stanchezza.
E mentre parlava,
avvertivo la sua smania contagiosa
di provvedere e combinare e fabbricare
e dare e fare.
I fatti laddove c'erano parecchi misfatti,
le missioni dove esistevano troppe omissioni.
Il riscatto dall'eterno ricatto di chi è più forte,
potente e spietato.
Da un po' inseguiva un progetto.
Un oratorio da costruire nella parrocchia
della Santissima Addolorata alle Croci.
Mi chiese di dargli un supporto, un aiuto.
Rammentai il mio oratorio di tanti anni addietro
ai bordi di Roma,
Centocelle, San Felice da Cantalice.
La mia frontiera di ragazzino occhialuto,
ultimo spazio di civiltà.
E ancor prima di rispondergli sì
mi aveva già coinvolto
nella quasi impossibile raccolta
di soldi e di idee.
E alla fine, con una tenacia ammirevole
un'intraprendenza un po' visionaria
un'opera assidua e costante,
mattone dopo mattone, ce l'ha fatta.
E una sala ha voluto dedicarla a mio padre.
Riccardo come lui.
Riccardo che, come papà mi narrava
con un pizzico di fierezza,
significa audace e, per di più, valoroso.
Come quel famoso Cuor di Leone.
Un cuore capace ovverosia capiente
con tanto spazio al suo interno
ma pure abile, idoneo, bravo a fare qualcosa.
Perché a fare del bene
ci riescono in tanti
ma è molto più duro volere anche bene
a chi del bene si fa.
Caro donRic
da quella volta mi hai messo dentro
alcune altre delle tue imprese
e spesso abbiamo camminato accanto
sullo stesso sentiero
come se in quel pomeriggio a Castel del Monte
fosse nato un tacito patto tra cavalieri
armati di ideali e di aneliti
e scudieri di buona volontà e tanta voglia.
C'era quella luce soffice e così familiare
delle ore di laboriosi silenzi
di mio padre e di me
appollaiati sui tronchi nodosi
a frugare tra i rami e rubar loro
quei tondi miracoli di umili olive.
Quella stessa luce di quando
ci siamo conosciuti tu ed io.
E da allora a oggi
non abbiamo più smesso di farlo.
Perché il mestiere di prete e di uomo
il comune mestiere di vivere
non si finisce mai di imparare.

E questo è il brano a cui Claudio fa riferimento, dedicato al padre: Patapan

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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Ven 05 Feb 2016, 17:47

Raduno qui gli ultimi post di Claudio del mese di gennaio. sereno

Ricordi d'infanzia: le tonsille
Io sono di quei taciturni che già normalmente una parola è di troppo e due solamente a Natale.
22 gennaio 2016:
La voce da femmina robot
avverte dall'alto della carrozza del treno
qualcosa del tipo
Siete gentilmente pregati
di abbassare la suoneria del telefono
e il tono della conversazione
per non disturbare gli altri viaggiatori.
Il mio cellulare è sempre ben educato.
Al massimo dell'eccitazione
si mette a vibrare e continua così
fino a che è soddisfatto o ha finito.
La voce è già spenta da sé.
Io sono di quei taciturni
che già normalmente
una parola è di troppo
e due solamente a Natale.
Invece ripenso a quei viaggi sul treno
con mamma e papà
di ritorno dai nostri parenti
e dai loro poderi in campagna.
Oltre a frutta, cereali ed ortaggi
molto spesso ci davano polli e conigli
vittime sacrificali da forni e patate
da portare a casa con noi
per l'ultimo viaggio.
Fatto sta che sul treno
non era permesso condurre
animali da vivi
o bisognava dichiararli in anticipo
e pagare un dovuto biglietto
per farli viaggiare in un altro vagone.
Così tutto il tempo stavamo a cantare
per coprire i versi delle povere bestie
e non farli scoprire dal controllore
per non incorrere nelle sanzioni.
Fors'anche così son diventato un cantante.
Con quella pratica da clandestini.
Però che bello essere un po' mascalzoni.
Senza far male a nessuno.
A parte i polli e i conigli.
Per loro mi dolgo e mi pento
con tutto me stesso dei miei peccati.
Se fosse dipeso da me
avrei concesso a tutti la grazia
e se fosse valso per la loro salvezza
avrei persino fatto la spia
consegnandoli al capotreno.
Un piccolo delinquente dal nobile cuore.
Un ex baby gangster.

La cicala e la formica
23 gennaio 2016:
È piena estate, il sole è alto.
Fa un caldo boia che non dà scampo.
Le fate ballano sull'asfalto tirato a stuoia.
Come de La Fontaine ha narrato
una formica lavora in un campo
e con sacrificio, sudore e fatica
raccoglie e sposta grani e rametti
e nella calura di un vero inferno
trascina foglie, semi ed insetti
per prepararsi a passare l'inverno.
Una cicala all'ombra di un pino
come racconta de La Fontaine
intona un canto sempiterno
senza curarsi del suo destino.
La formichina china a sgobbare
guarda sospetta la cicaletta
e non resiste a non domandare:
"Ma quest'inverno che porterai in tavola
se non hai messo da parte niente?
Lo dice pure de La Fontaine
nella famosa e antica sua favola
della brava formica che sarei io
e della cicala tu imprevidente."
L'altra risponde "Non m'interessa.
Ci penserò quando verrà il momento.
Questa storiella non mi stressa.
Tu e quel portento di 'sto La Fontaine
non state a farmi la morale."
E la formica meticolosa
continuando a fare su e giù
"Ti accorgerai cara sciantosa
d'aver fatto sicuro assai male
proprio allorquando
non potrai più porre rimedio
e sarà molto dura.
Vedrai, vedrai tu e più non ti tedio.
Canta, canta frufrù che ti passa la paura."
E intanto il tempo passò
sullo schermo del cielo
come scriveva de La Fontaine
e alla fine arrivò l'assedio del gelo.
La nostra formica umile e accorta
se ne sta in pace davanti al camino
mentre qualcuno bussa alla porta.
È la cicala che implora "È freddino.
Fammi entrare giusto un istante
o mi si gelano le ali e le dita."
E la formica le apre esultante
"Che ti dicevo? Che questa vita
non è solo sogno. Fatti le scorte.
Io lo sapevo che avresti avuto
certo bisogno che io prima o poi
provvedessi alla tua miserabile sorte.
Come conclude parlando di noi
lo scrittore francese de La Fontaine
il senso di tutta la storia è palese:
non si può far baldoria in eterno
e in mezzo togliersi qualsiasi sfizio.
Anche dentro una fiaba giunge l'inverno.
Per una ragazza che se la spassa
ne occorre una che abbia giudizio
e che possieda un cervello avveduto.
Così non farai mai più la smargiassa.
E non m'importa la riconoscenza."
La cicala la ferma con tutto il suo tatto.
"Veramente era solo un saluto
e non volevo andarmene senza.
Mi han proposto un grande contratto
dopo che mi ha sentito un gruppo di esperti
e domani ci sarà la partenza
per un giro di cento concerti.
Il debutto sarà in un viale a Parigi.
O la va o la spacca. Mi gioco tutto.
Hai capito come va il mondo?
C'è chi lavora e si sfa come un mulo
e c'è pure chi batte la fiacca."
E la formica dopo un secondo:
"Se vedi il de La Fontaine
mi puoi fare un piacere?
Digli che vada a dare via il culo
o, pardon, il sedere."

Fiabe, canzoni e rughe
24 gennaio 2016:
Fiabe e canzoni si somigliano tanto.
Nascono e vivono accanto alla gente
per far compagnia e passarci del tempo
e il tempo così passa pure per loro.
Nel corso degli anni si cambiano un po'
perché chi le ha scritte
vorrebbe riscriverle sempre e innovarle
affinché non invecchino.
Invece altre volte si mutano e giocano
un po' mascherate da scherzi beffardi
o da baffi schizzati di parodie.
Le nostre canzoni e le fiabe più care
assomigliano alle nostre espressioni.
Alle facce che ci facciamo durante una vita.
Nel farmi una barba tardiva e accurata
notavo le rughe più intense e segnate
aggrottando la fronte e tirando gli zigomi.
Sono come una mappa stradale dei viaggi
che ho già consumato e lasciato alle spalle
e cominciano ad essere tanti davvero
i percorsi tracciati e i segni che restano.
"Ecco un uomo vissuto" ho esclamato
mentre esibivo le smorfie più buffe.
"Forse è la luce che mi fa in questo modo"
ho pensato guardando su in alto
confrontandomi ancora
e consolandomi un po'.
"Forse mi scruto da troppo vicino".
E gettando uno sguardo fuori dalla finestra
ho visto una luna magnifica in rosso da sera.
Però pure lei se la osservi più in prossimità
non è proprio tutta perfetta e smaltata.
Solchi, grinze, pieghette, crespelle.
La sua fortuna è di stare bella lontano
e apparire ogni tanto.
E comunque che fascino!
Chiaramente intendevo la luna.

25 gennaio 2016:
Sedici gradi di tiepidezza.
Un cielo spalmato di crema di sole.
Le maniche arrotolate e girate su.
Gli occhi socchiusi e beati.
Pomeriggio e presagio di primavera.
Assaporare la calma
e godersi a pieno e fino alla fine
ciascuno dei lunghi respiri
passando la lingua curiosa
sulla volta sensibile e umida del palato
e sulle pareti delle gengive.
E percepire un che di già avuto.
In ogni preannuncio c'è un lampo di ieri.
Un deja vu.
Un che di già visto e vissuto.
È così che mi sale alla mente
il primo ricordo della mia vita.
Tre anni o poco di più
e con una promessa di andare
'in un posto dove danno i giocattoli
se uno si fa fare una piccola cosa'
mi portarono in un ospedale
a farmi togliere - zac - le tonsille.
Avevo sgamato da subito
che c'era qualcosa che non andava
e messo sul chi va là
dal terribile odore di acido fenico
e da un tizio col camice bianco
e sulla fronte un cerchietto
con accesa una luce.
Sfilando la mano da quella di mamma
ero scappato fuggendo come un leprotto
tra le gambe di un'infermiera
che per mia somma fortuna
le aveva storte e arcuate
e come si dice
ci passava anche un cane
con la scopa tra i denti.
Mi ripresero in mezzo alla strada
e mi riportarono su per l'esecuzione.
Che avvenne dopo avermi con forza
seduto e sedato
col boia dal terzo occhio lucente
che mi ficcava una pinza gelata
in fondo alla bocca e tagliava
e l'infermiera con le gambe a parentesi
che mi teneva il mento abbassato
e la testa tirandomi indietro i capelli.
Alla fine di tutto quando poi mi ripresi
mi regalarono un doppio trenino
e un'organetto a dodici tasti.
Per un intervento molto precoce
non avrei forse più avuto
una voce da canterino
ma la musica ci sarebbe stata lo stesso.
Comunque avevano previsto il destino.
Una premonizione è un mistero.
Un misto tra sogno e ricordo.
Stanotte ho sognato che mentre cantavo
mi sono mozzato la lingua.
Ci sono andato vicino un po' di anni fa
ma ero al volante di un'auto
e fu un incubo vero cioè molto reale.
Più che ai presagi
dovrei stare più attento
a quanto mangio la sera per cena
e a cosa rubo dal frigo la notte
prima di andare a dormire.

Riflessioni in movimento...
26 gennaio 2016:
Camminavo lungo un bel mezzogiorno
portando al guinzaglio diversi pensieri
quando un vento improvviso e più freddo
mi ha colto sul fianco da destra.
Ho alzato lo sguardo e il cielo d'un tratto
si era per una metà riempito
di un velo bluastro di lana di vetro.
Uno strato compatto di torbide nubi
che finiva preciso al confine
con l'altra metà tutta tersa e celeste.
Il sole piantato nel mezzo
a far da paletto di divisione.
Che strano - ho rimuginato -
il cielo ha pensieri molto simili ai miei.
Così siamo andati un po' avanti
con le mani affondate nelle saccocce
lui sopra e io sotto
senza che prevalesse lo scuro o il sereno.
Frugando le tasche ho trovato a sorpresa
una moneta di cioccolato.
Chissà da quanto era là
e chi mai me l'aveva donata
e se ancora era buona.
E pur senza valore e ormai fuori corso
era un piccolo sole dorato
rimasto a far luce su qualche ricordo che fu
e a farmi sentire più ricco.
Allora mi sono scoperto un sorriso.
Il cumulo denso si era come sbrogliato
in tanti piccoli panni sfilzati
che dopo si sono asciugati di bianco
e dissolti del tutto.
Qualcuno li aveva raccolti.

La notte inoltrata fa di una città un luogo civile.
28 gennaio 2016:
La notte inoltrata fa di una città un luogo civile.
Tutto sembra che torni al suo posto
e le storie riprendano un corso normale.
Come le acque di un fiume che si ritrae
dopo un'inondazione.
A volte succede di restare alzati
e starsene svegli a far tardi
senza alcuna inquietudine.
Senza un allarme che ci suoni dentro.
Per il solo piacere di trattenersi col tempo.
In un'ora così si può fare qualsiasi cosa.
Le flessioni sul pavimento
o le riflessioni sui grandi sistemi.
A basso volume e come se fosse ignorata
la voce un po' rassegnata e stampata
della rassegna stampa in tv rileggeva
delle statue romane dentro le scatole
d'un nuovo caso d'evasione fiscale nel calcio
che il nero contabile è un terzo del pil
e che siamo il secondo Paese d'Europa
per corruzione dopo la Bulgaria.
La spettrale magia di una nebbia burrosa
quasi sgorgando da sotto la terra
aveva colmato le strade e i palazzi
fino ad avvolgere i tetti e salire su in alto.
Non si vedeva più niente là fuori
eppure riuscivo a distinguere bene
il senso leggero e fantastico dell'esistenza.
E a viverlo con un cuore a vapore.

Ricordi d'infanzia e di piccoli grandi amori.
29 gennaio 2016:
Non solo un odore o una musica
o un'espressione in un volto
ma anche un gesto o un movimento
può richiamarci un ricordo perduto.
Ciondolavo sul treno di oggi
quando a un tratto mi sono trovato
su un treno di notte di molti anni fa
con i miei sedici anni di allora
in una carrozza di seconda classe
che scendeva in fila alle altre
dalla Svizzera giù fino a Roma.
C'era stato a Lugano
un concorso di nuove promesse
e con me e con le nostre famiglie
ritornava anche lei, la mia preferita.
Per tre giorni, tra le attese, le prove
e poi la serata finale e le premiazioni
avevo orbitato così tutt'intorno
alla sua frangiona lucidonera
e alle belle gambe smaniose
sotto i lustrini abbaglianti
di una piccola gonna
"cucita a mano da mamma".
Era la sola cosa che sapevo di lei
oltre al fatto che avesse neanche
un anno meno di me
e lo stesso timido impaccio.
Nel viaggio per rientrare in Italia
capitammo seduti con i famigliari
in due scompartimenti attaccati
e dopo affiancati nel corridoio
le spalle poggiate e gli sguardi di fuori.
Non so come presi il coraggio
e la sua mano sinistra al caldo riparo
nella tasca del grande cappotto.
E la tenni via via sempre più stretta
e lei che faceva altrettanto
fino a serrarle ancora più forte
quando un treno di senso contrario
imbufalito ci sfrecciava di fronte
schiacciandoci indietro
come se avesse bisogno di spazio.
Siamo stati per ore senza aprir bocca
e col cuore grosso, rosso e zuccherino
come un cocomero
spostandoci appena per chi passava
e i nostri parenti che dormivano ignari.
Non successe niente eppure fu tutto.
Quel tutto che speri che duri
il più a lungo possibile.
Dopo un tratto rischiarato di mare
in cui nuotarono i nostri occhi appaiati
e i pensieri più silenziosi di sempre
giungemmo al suo arrivo e lei scese.
Non ci fu nemmeno un vero saluto
ma giusto uno scambio di mezzi sorrisi
forse il primo che ci davamo sul serio.
Rimasi a guardarla
intanto che s'allontanava alla vista
e con lei pure il cartello
con su scritto La Spezia.
Che buffo - trovai - questo nome
prezioso e aromatico
mentre annusavo la mia mano destra
dov'era stata la sua
assenza ed essenza
e ne sentivo il profumo come se fosse lì.
E ho l'illusione di sentirlo ancora adesso.

L'Hotel Bellevue di Misano di Rimini
30 gennaio 2016:
In quante camere d'albergo son stato?
Non saprei neppure buttare là
un numero a caso.
Stanzette modeste col lavandino sul muro
e appartamenti sontuosi più grandi di casa.
Sale grondanti di stucchi e mobili antichi
e spazi minimalisti e avveniristici.
Ne ho viste un po' di tutti i colori.
Ma la camera più ambita degli anni 70
era quella all'ultimo piano
dell'Hotel Bellevue di Misano di Rimini.
Era allora un albergo moderno e squadrato
un tronco di piramide stretta
che si assottigliava man mano salendo
con le camere e i balconi sporgenti
ai vari livelli fino appunto a quella su in cima
con una grande terrazza che le stava intorno.
In quegli anni i concerti durante l'estate
si facevano per la più parte
nei locali della riviera adriatica.
Dal Veneto alla Romagna.
Dalle Marche all'Abruzzo e Molise.
Per questa ragione era comune abitudine
far base nei tre mesi estivi in quel solito hotel.
Partire ogni giorno per la località dello show
e appena finito tornare in albergo a dormire.
Senza dover cambiare il letto ogni volta.
Senza fare e disfare valigie e bagagli.
Per cui all'arrivo della buona stagione
io e tanti colleghi musicisti e cantanti
e i rispettivi accompagnatori
ci piazzavamo precisi all'hotel Bellevue.
Era un po' come vivere nella medesima casa
andare al lavoro in posti diversi
e la notte ritrovarsi e tirar fino all'alba
a dire com'era andata cioè sempre benissimo
ad aumentare i numeri della gente che c'era
a vantarsi di conquiste quasi tutte inventate
a sparlare di quelli lontani o in ritardo
a bere e fumare e giocare a carte.
La vera curiosità però consisteva
nel come venivano aggiudicate e poi riservate
le stanze.
Poiché stare più in alto era anche lì
un segno di potenza e importanza.
Un totemico status symbol.
E più che altro potevi spiare e vedere e sapere
i cavoli altrui e annessi e connessi.
Per non creare imbarazzi, rivalità e gelosie
il direttore stabilì un metodo originale.
Fu un colpo di genio.
Ogni estate assegnava le camere
in base alla classifica delle vendite dei dischi.
Da sotto a sopra fino all'ultimo appartamento
che invece era quello del primo classificato.
In quel periodo io facevo un album per anno
e quasi sempre d'estate e quasi sempre 'top'
e per quattro volte abitai la dimora regina
di quell'hotel monumento della Hit Parade.
Se conosco qualche aneddoto in più
e qualche pettegolezzo che so e non rivelerò
- perché sono un cantautore gentiluomo -
e se ho goduto di quella posizione elevata
- belle vue, bella vista -
lo devo perciò a chi comprava i miei dischi.
Un altro motivo per dirgli grazie
e per volergli bene.

Domenica piovosa
31 gennaio 2016:
Una piccola pioggia disordinata
riga il cielo alabastro e poi schizza sul vetro
come granelli di avorio.
Batte il suo tempo come io batto il mio
voglioso e svogliato nello studio di sopra.
Nel lungo riquadro orizzontale della finestra
si stende il braccio imponente di una torre gru.
Son più di due anni che è là e che lavora.
Che carica, che alza e che sposta.
In quel cantiere da costruzione.
Ma oggi è domenica e quindi è a riposo.
Come gli uccelli spericolati che senza vertigini
si poggiano in sosta sui suoi freddi tralicci.
Io invece un po' suono, un po' scrivo, un po' smetto.
In questa fabbrica da ideazione.
Cerco qualcosa che ancora non c'è
o che sta nello spazio profondo.
Come mettere a fuoco un po' d'infinito.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Ven 05 Feb 2016, 17:54

Metto a parte questo post che Claudio ha scritto il 27 gennaio in occasione della giornata della Memoria. Racconta della sua visita ad Auschwitz nel 1971, quando si trovava in Polonia per la sua tournée.

Spoiler:
Sono passati 71 anni
da quando i Russi il 27 gennaio del 45
scoprirono ad Auschwitz e dintorni
il più grande luogo di sterminio nazista
spalancando le porte di un orrore indicibile.
Nel '71 ero in giro in Polonia
per la mia terza tournée di concerti
nell'Europa dell'Est.
Viaggiavamo ogni dì tutti in pullman
per raggiungere i posti e i teatri
dove avremmo cantato e suonato la sera.
Quel giorno bigio e piovigginoso
stavamo attraversando un po' insonnoliti
un territorio di boschi e paludi.
Arrivando ad un grande cartello stradale
con su scritto Oświęcim
il traduttore avvertì me e i miei musicisti
ch'eravamo in anticipo sul ruolino di marcia
e che ci saremmo fermati per visitare
un sito "famoso di carcere e di lavoro".
Distratti dal viaggio nessuno di noi
collegò quello strano nome polacco
ad Auschwitz e alla sua terribile storia.
C'incamminammo nell'umido freddo
verso le recinzioni di filo spinato
a linee ordinate e sovrapposte
passando un cancello con sopra
una scritta tortuosa tra due cornici di ferro
Arbeit match frei
"il lavoro fa liberi"
- disse la nostra guida -.
Mi colpì la B di Arbeit saldata al contrario.
"Per protesta di fabbro" rispose la guida.
Strusciammo vialetti spogli e paralleli
ai reticolati ad alta tensione
tra i blocchi delle basse baracche
con i mattoncini a vista.
Mentre l'accompagnatore parlava
ascoltavamo quasi meccanicamente
e cominciavamo a renderci conto.
Qui concentravano 'i morti in vacanza'.
Dapprima i dissidenti polacchi.
Gli intellettuali e gli oppositori.
Poi i prigionieri di guerra per lo più russi.
Quindi i criminali comuni tedeschi.
Infine tantissimi ebrei e gli zingari.
E ancora i cosiddetti asociali.
Prostitute e omosessuali.
Deportati e internati nei campi.
I malati, i vecchi, i bambini
insomma gli inabili erano subito eliminati.
Gli altri - i rinati - venivano messi a produrre
le teste rasate e le ossa sempre più in fuori
con le divise a pigiama rigato e gli zoccoli
la matricola su una pezza di vari colori
cucita all'altezza del cuore
e un numero tatuato all'interno del braccio.
Entrammo ancor più costernati
nelle camerate coi letti a castello
e i pagliericci senza cuscini e coperte
e nei magazzini con le valigie accatastate
e le scarpe, i vestiti e gli occhiali.
Avanzammo lungo il cunicolo
detto 'la strada del paradiso'
per arrivare alle docce e alle camere a gas
attaccate ai forni con i camini e le ciminiere
e non lontano le fosse dei roghi.
Seguimmo tutto il tremendo percorso
di quella fabbrica della morte
che gli aguzzini chiamavano 'svelta e dolce'
con cui annientarono come in una catena
e solo lì un milione e mezzo di poveri cristi.
Nel fare il tragitto obbligato verso l'uscita
ero come stordito sperando in cuor mio
che fosse come nei parchi tematici
o negli ex teatri di posa del cinema
dove sai che è tutta pura finzione.
Ma sulle pareti una teoria infinita di foto
e gente con su solo gli occhi
mi confermò che non era così.
Uscimmo a riprendere il pullman
in un silenzio irreale e sgomento
e nessuno fiatò per tutto il resto del tempo.

Primo Levi lo scrittore e poeta torinese
sopravvissuto alla detenzione
ci lasciò, tra le tante, queste parole:
L'Olocausto
è una pagina del libro dell'Umanità
da cui non dovremo mai togliere
il segnalibro della memoria.
Auschwitz è fuori di noi
ma è intorno a noi.
È nell'aria.
La peste si è spenta
ma l'infezione serpeggia.
Se comprendere è impossibile
conoscere è necessario.

Claudio conclude citanto Primo Levi. Riporto qui:

L'Olocausto è una pagina del libro dell'Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.
Auschwitz è fuori di noi ma è intorno a noi.
È nell'aria.
La peste si è spenta ma l'infezione serpeggia.
Se comprendere è impossibile conoscere è necessario.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da mafalda il Ven 05 Feb 2016, 22:50

@Cristy , su Corriere 7 di questa settimana c' è uuna lunga intervista ai capitani coraggiosi  sereno ciao
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Sab 06 Feb 2016, 15:42

@mafalda ha scritto:@Cristy , su Corriere 7 di questa settimana c' è uuna lunga intervista ai capitani coraggiosi  sereno ciao

Grazie per la segnalazione mafalda! ok
Oggi, intanto, mi sono comprata il cd del live dei Capitani Coraggiosi che è uscito ieri! musica
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mar 09 Feb 2016, 18:44

Ieri i Capitani Coraggiosi erano qui dalle mie parti!
Il nostro Sindaco ha consegnato loro le chiavi della città di Firenze! sorriso

https://www.facebook.com/claudiobaglioniofficial/posts/1047002495359296

Il sindaco Nardella ha consegnato le Chiavi della città di Firenze a Claudio Baglioni e Gianni Morandi
La cerimonia si è tenuta stamani in Sala d’Arme a Palazzo Vecchio


Il sindaco Dario Nardella ha consegnato le Chiavi della città di Firenze ai ‘Capitani coraggiosi’ Claudio Baglioni e Gianni Morandi. La cerimonia di consegna delle Chiavi, che sono la riproduzione fedele delle chiavi delle antiche porte della città, si è tenuta stamani in Sala d’Arme a Palazzo Vecchio. L’inizio della cerimonia, che si è svolta alla presenza del Gonfalone della città, è stato segnato dal suono delle chiarine.
“Le Chiavi della città sono un modo speciale per dare il benvenuto a Firenze a Claudio Baglioni e Gianni Morandi che il 27, 28 e 29 febbraio saranno al Mandela Forum con il tour ‘Capitani coraggiosi’ - ha detto il sindaco -, un appuntamento molto atteso in città come dimostra il fatto che da due date sono diventate tre”. “Claudio e Gianni sono il simbolo del bel canto italiano nel mondo - ha continuato Nardella -, sono gli interpreti contemporanei di un patrimonio secolare della musica italiana del recitar cantando, che nasce proprio a Firenze. Il dono delle Chiavi è anche un modo per affermare ancora una volta che Firenze è la città della musica e del bel canto e che la nostra città abbraccia Claudio e Gianni, due grandi artisti e amici”.
“Sono felice e soddisfatto di essere a Firenze e di aver ricevuto le Chiavi della città dal sindaco Nardella - ha detto Claudio Baglioni -. Da Firenze provenivano tanti miei collaboratori ed è una città dalla quale sono partiti o finiti molti miei ‘giri di concerti’. Avere le Chiavi è un bel privilegio che implica tanta responsabilità. Felicità per aver ricevuto le Chiavi della città è stata espressa anche da Gianni Morandi: “Sono onorato di riceverle da una città che rappresenta l’arte in Italia e nel mondo e, pensando poi a chi le ha ricevute prima di noi, sento il peso della responsabilità. Sono legato a Firenze, dove sono venuto in tante occasioni in passato e dove continuo a venire spesso ancora oggi con mia moglie”.
Prima della consegna delle Chiavi della città il sindaco Nardella ha incontrato i due artisti in Sala di Clemente VII e ha fatto firmare loro il libro d’onore.




E questo è il pensiero che Claudio ha dedicato ieri sulla sua pagina FB alla mia città cuor :

"Cielo grigio su.
Foglie gialle giù.
Non era un sogno di California
ma un risveglio rubato a Firenze.
Capitale del bello e del mondo.
Un'unica morbida nuvola senza pesare
le sovrastava le brune colline alberate
e la conca ricolma di cupole, tetti e torrette.
Il fiume fluiva nel mezzo
e si dispiegava come un rotolo d'acqua
dividendola in due.
Una calma sensibile e laboriosa
girava attenta nel reticolato di mille stradine
e s'intrufolava in case e negozi e botteghe.
Ad ogni svolta lo sguardo veniva rapito
da un che di inatteso e stupendo
come un percorso in un parco di divertimenti
e di sorprese e di meraviglie.
Questa mattina insieme al mio amico di palco
ho ricevuto onorato le chiavi della città
e mi sono scoperto a donarle ancor una volta
le chiavi del cuore."
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Dom 28 Feb 2016, 17:35

Ieri sera sono stata alla prima data fiorentina del tour dei Capitani Coraggiosi al Mandela forum.
E' stato uno spettacolo magnifico, una vera e propria festa. dance Già dalla tv avevo intuito che quei due avevano tirato su uno show pieno di energia e di bella musica e così è stato.
3 ore di concerto, circa 50 pezzi. 21 elementi sul palco, di cui 5 coristi e il resto strumentisti vari.
Arrangiamenti vivaci, pieni. Giochi di luce e immagini su schermi a più livelli davvero suggestive. Loro due in forma strepitosa; non c'è stata una stonatura...nemmeno una, nonostante corressero qua e là per il palco e saltellassero come due ragazzini. sorriso Morandi era in grazia di Dio...ha interpretato le canzoni sue e non sue in modo magistrale. Claudio...è Claudio, non sono oggettiva! love
E' nata una gran bella intesa tra i due e si vede chiaramente che si divertono un sacco. Questo si riflette sul pubblico che pur appartenendo a due diverse "tifoserie" è diventato unico nel sostenere entrambi allo stesso modo. Un clima di festa, di grande allegria, di unità.
Pubblico estremamente eterogeneo sia per sesso che per età.
Sono state tre ore di gioia immensa, lo ammetto. Sono uscita sorridente e carica. E l'aver condiviso tutto ciò con amici, ma soprattutto con mia mamma, grande fan di Morandi, ha reso il tutto ancora più speciale. cuor


Ultima modifica di Cristy il Dom 28 Feb 2016, 17:56, modificato 1 volta
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Dom 28 Feb 2016, 17:37

Questo è ciò che ha scritto Claudio prima del concerto di ieri sera:

Questo posto mi ha sempre attirato.
Sarà per la sua strabica asimmetria
o per quella struttura innalzata
memoria di una piattaforma
che ancora racconta che un tempo
qua ci poteva anche essere una piscina.
E poi il nome di quel grande uomo
a cui l'hanno poi dedicato: Madiba.
Il Nelson Mandela Forum.
Da qui ho cominciato due tour.
Oltre il Concerto e il Tour Blu.
I giorni e le notti dei preparativi.
Le prove pesanti e i sospirati debutti.
I muri, le panche, i lavabi, le scale
conoscono i dubbi, le ansie, le angosce.
La felicità e lo stordimento appagato
del sudato rientro nel retropalco
del primo concerto appena finito.
La vita è fatta a scale.
Salirle o discenderle cambia lo sforzo
ma l'impegno sarà sempre uguale.




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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mer 23 Mar 2016, 22:27

Condivido con voi questa riflessione di Claudio, scaturita dagli ultimi fatti di cronaca.

Quante parole si dicono inutilmente.
Come sarebbe meglio tacere
se non si sa o se ne sa poco.
Usare il tempo per farsi un'idea.
Conoscer di più e sapere distinguere....

I titoloni stampano guerra.
E una guerra e più d'una
infiammano la mappa del globo.
Specie un conflitto mondiale che dall'80
rinnova un antico e insanabile scisma
tra sciiti e sunniti. Persiani e arabi.
Con conseguenze un po' dappertutto.
Sembra una guerra di religione
- ammesso che mai ce ne sia stata una
in tutta la storia - ma non lo è.
Nei secoli si è combattuto
mettendo davanti l'incolpevole Dio.
In nome di Dio.
Dio lo vuole.
Dio è con noi.
Tutti a tirarlo per la giacchetta
ché come alleato fa comodo
anche se Dio è uno per tutti
se pure lo chiamano Dio o Geova o Allah.
Non è nemmeno una guerra totale
per come la storia ci ha raccontato.
È ricerca di supremazia e di vendetta
che si svolge in molti luoghi del mondo
con battaglie tradizionali
e in altre con attentati di sponda.
Ma dietro ci son gli interessi più vari
condensati in ricchezza e potere.
L'integrazione è quasi sempre fallita.
Perché non è un senso unico
e costa fatica proporla e accettarla
in tutte le direzioni.
L'immigrazione legale è servita
ma il più delle volte è stata sfruttata
e spesso è finita nell'emarginazione.
Nella dispersione e nella disperazione
delle periferie e del disagio sociale.
La migrazione irregolare
non è mai stata davvero presa in esame.
O studiata per cercar soluzioni
e governata per metterle in pratica.
Né dai molli incapaci anche detti buonisti
né dai cinici astuti anche detti razzisti.
Speculazioni intellettualoidi e partitiche
che han favorito gli affari di mafie
e delle solite consorterie.
Il deficit della politica è devastante.
Quanto quello della bontà dell'educazione.
Forse è una guerra tra due culture.
Se veramente fosse così
avremmo già vinto.
Come ha già e sempre vinto la libertà,
la ragione, la giustizia, la gioia di vivere,
di guardare al domani.
E non la chiusura, la follia, la violenza,
il fanatismo, il martirio.
Se il confronto si fa tra valori e identità
occorre che ognuno di noi li ritrovi.
Altrimenti la guerra sarà fra eserciti morti.
Un nulla e un niente che si fronteggiano
e trionfa chi ha meno da perdere.
Non avere paura se puoi ancora lottare.
Con la testa e col cuore.
Con intelligenza e azione.
Con coraggio e passione.
Non perdere il passo.
Non mancare il ritmo.
Stasera ritorno a suonare e cantare.
Dopo tante amare parole
avevo urgente bisogno di musica.
Come il trillo di un campanello
e 'al chi è' ti rispondevano 'amici'.
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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da arianna il Dom 30 Ott 2016, 23:47

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Re: Claudio Baglioni

Messaggio Da Cristy il Mer 02 Nov 2016, 16:06

@arianna
Grazie per aver condiviso questo post di Claudio bacio
Chi lo segue da anni, come me, sa bene quanto lui ami quei posti; più volte ci ha "radunato" là.

C'è una bellissima canzone ispirata a quei luoghi, in assoluto uno dei miei brani preferiti. Si tratta di "La piana dei cavalli bradi" contenuto nell'album Oltre.

Ecco cosa dice Baglioni stesso:
«L’Umbria me la sono sempre portata nel cuore e negli occhi, fino ad arrivare a Castelluccio. Castelluccio è un paesino che si trova sopra Norcia e che io conosco dal 1971; me lo fece conoscere Franco Zeffirelli, in occasione di una delle mie prime cantate, delle mie prime performance. Io sono stato la voce cantante di Francesco d’Assisi nel film Fratello sole, sorella luna, che appunto aveva la regia di Franco Zeffirelli, e da quell’anno, amando particolarmente questo posto, ho cominciato a fare un pellegrinaggio, praticamente quasi tutti gli anni, e addirittura ad ispirarmi per una mia canzone che si chiama La piana dei cavalli bradi. E (ho cominciato a, nda) pensare che siamo tutti un po’ in attesa, come i cavalli nelle stalle, e che gli uomini e i cavalli in fondo si assomigliano, e il cavallo come l’uomo decide di sottomettersi, perché sente che c’è qualcosa alla quale non può dire di no. Avrebbe una forza incredibile, il cavallo, ma decide a un certo punto di fare in modo che le cose vadano, un po’ come l’uomo. E l’occhio del cavallo, un po’ come la mente dell’uomo, contiene dei guizzi di follia e di irrequietezza»
(da http://baglioni.paroledimusica.com/oltre/la-piana-dei-cavalli-bradi/#_ftn1 )

Ecco il brano:


E anche nel video di Capitani Coraggiosi appare Norcia e la piazza della basilica di S. Benedetto.



Ed è stato girato là nella piana pure il video di Io sono qui.

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